Amo i borghi sperduti,

i borghi poco conosciuti. Amo quei luoghi che non sono diventati dei must see nonostante questo titolo se lo meritino tutto.

Amo quei luoghi che hanno saputo stupirmi piacevolmente e lasciarmi quasi di stucco.

Così è stato per Gravina in Puglia. Chi mi legge spesso lo sa: per mia etica, sul blog racconto e condivido solo la realtà dei fatti, senza edulcoranti.

E Gravina in Puglia mi ha letteralmente conquistata.

Nel cuore del Parco Nazionale dell’Alta Murgia, tra immense praterie dai colori accesi, masserie in pietra bianca e costruzioni tipiche dell’architettura rurale chiamate jazzi, prende forma questa splendida cittadina ibrida, partorita da un autentico connubio tra rurale e suburbano.

Al confine tra Puglia e Lucania, Gravina in Puglia è la palese testimonianza di millenni di storia, oltre che di antiche civiltà che hanno popolato lo splendido paesaggio rupestre nelle puntellate case grotta che caratterizzavano il tessuto vitale di questa città.

Fu definita da Federico II il giardino delle delizie, per la sua terra che offriva prodotti preziosi, grano e vino, dal quale deriva il suo toponimo.

Gravina in Puglia, una città nella città
Gravina in Puglia, una città nella città – Il ponte dell’acquedotto
Gravina in Puglia, una città nella città

Con entusiasmo, e senza una mappa, mi son piacevolmente perduta nel suo centro storico, tra viottoli lastricati, piazze ben curate, terrazze affacciate sulla gravina, palazzi nobiliari della rinomata e potente famiglia Orsini. Passeggiavo per le sue vie aspettando di scoprire cosa si celasse dietro il prossimo angolo. Quanta bellezza in una piccola realtà, pensavo. L’ho vissuta a pieno, cercando dettagli autentici.

Lo scenario che si staglia davanti agli occhi del Bastione Medievale permette di comprendere quanto lo splendido habitat rupestre abbia dominato e domini tutt’oggi prevalentemente questa città: una gravina, un torrente che scorre sulla roccia calcarea, case grotta, chiese rupestri. E a srotolarsi indiscusso, il ponte dell’Acquedotto, emblema della fusione tra la civiltà rupestre e la civiltà medioevale.

Non tutti però, sono a conoscenza di una realtà esattamente parallela a questa, che non si estende in superficie, ma nei suoi sotterranei.

Gravina Sotterranea: fascino e mistero di Gravina in Puglia.

La costanza e la determinazione dello speleologo Michele Parisi hanno dato alla luce, nel 2004, l’altra faccia di Gravina in Puglia, più misteriosa ed arcana: la Gravina Sotterranea.

Si tratta di una realtà antica circa settecento anni, costituita da profonde cave, misteriosi cunicoli, capienti cisterne, cantine, dispense, granai.

Realtà nella quale trovavano lavoro tutti i contadini al momento del riposo del latifondo, o tutta quella gente impiegata come servitù al cospetto dei nobili.

Realtà comunque abbandonata e dimenticata negli anni Quaranta, in tempi bellici.

Gravina in Puglia, una città nella città – Entrata della cantina dell’ex Palazzo Orsini
Gravina in Puglia, una città nella città – Segnaletica

Le cave risalgono all’era del Rinascimento, e venivano create in corrispondenza dei palazzi e delle piazze per estrarre la calcarenite di tufo, materiale che risultava utile per l’edilizia.

Le cave risultano essere perfettamente uguali in dimensioni sia ai palazzi che alle piazze che li sovrastano.

La tecnica con la quale si scavava è stata una perfetta opera di ingegneria civile senza precedenti, che ha conferito al palazzo la sua stabilità, dividendone il peso: con il piccone, si allargava la base della cava man mano che si scavavano in profondità i blocchi di tufo, costituendo dei muri tipici a campana, sui quali sono ancora evidenti gli strati orizzontali, emblema di secoli e secoli di lavoro.

Le cave servivano per la conservazione degli alimenti o fungevano da cantine di deposito delle botti di vino.

Gravina in Puglia, una città nella città – picconi appesi al tufo stratificato

Le cisterne sono state scavate con la medesima tecnica su citata, e alcune riuscivano a raccogliere fino a 750 litri di acqua piovana o sorgiva. Per isolare l’acqua dal tufo, che risultava poroso, la cisterna fu intonacata con una manta molto spessa costituita da un miscuglio di tufo sbriciolato, calce viva e cenere del camino che le conferivano impermeabilità.

Anche le cisterne sono proporzionate alle dimensioni del palazzo o della piazza sovrastante. Oggi la cisterna, sul fondo, raccoglie tutti i sedimenti ed i resti che venivano trasportati dall’acqua al suo interno, come anfore e cocci vari.

Le cantine, anch’esse scavate, sono grandi spazi costituiti da “binari” paralleli in tufo, cavi al centro, dove venivano sorrette le botti in legno, e, all’esaurirsi del vino, esse venivano fatte rotolare su questa base che ne facilitava il loro lavaggio. In alcune cantine si scovano anche alcune sculture, ad esempio quella di Lucifero, a testimoniare presumibilmente la ribellione contro la Chiesa.

Le dispense sono costituite sempre da cave che, a seconda del ceto sociale dei proprietari del palazzo, e quindi degli spazi e della servitù a disposizione che ci lavorava, appaiono ben diverse tra loro. La cantina dell’ex Palazzo della prestigiosa famiglia nobile Orsini ad esempio (dal quale discendeva il Papa Benedetto XIII) appare ampia, ben organizzata, con strati seriali incavati nel tufo: a differenza di quello che si pensa a prima vista, ossia che siano state costruite per utilizzarle come bare, essa costituisce testimonianza di maniacale organizzazione di conservazione di alimenti e bevande, e quindi opera di scaffalatura.

Gravina in Puglia, una città nella città – Binari paralleli in tufo, utili a sorreggere le botti di vino
Gravina in Puglia, una città nella città – Dispensa dell’ex Palazzo Orsini. Scaffalatura

Quello che lascia stupiti è che pur non avendo titoli di studio, le antiche civiltà erano vere e proprie menti intelligenti.

Basti pensare, ad esempio, che tutte le cave, seppur facendo riferimento ad un solo palazzo, sono adiacenti tra loro, e quindi anche con il palazzo vicino.

Per ovviare alla massima concentrazione di anidride carbonica, si sono costruite delle vere e proprie “finestre” con delle grate, comunicanti a catena con i vicini, fino alla grata che sboccava sulla piazza da cui entrava ossigeno e quindi ricambio d’aria.

Il delizioso percorso della Gravina Sotterranea si condisce di stupore ed annesso sconcerto quando si arriva alla Chiesa Rupestre di San Basilio Magno, immersa in un quartiere completamente abbandonato con affaccio sulla Cattedrale, nella quale si trovano ancora resti di un altare, ed un dipinto donato alla Chiesa da una famiglia nobile.

Oltre alla Chiesa rupestre di San Basilio Magno, Gravina in Puglia vanta ben altre 47 Chiese rupestri, alcune di queste visitabili grazie all’Associazione Gravina Sotterranea.

Il suggestivo itinerario si conclude spesso dall’altra parte del Ponte medioevale, dove si può godere di uno scorcio gravinese senza precedenti.

Gravina Sotterranea: qualche informazione utile.

Le visite sono effettuabili la Domenica alle ore 10 o alle ore 15.30, oppure in settimana su prenotazione. Sono a disposizione anche guide parlanti l’inglese, il francese ed il tedesco.

Gravina in Puglia, una città nella città – Campanile della Cattedrale
Gravina in Puglia, una città nella città – Chiesa Rupestre di San Basilio Magno
Gravina in Puglia, una città nella città

Gravina in Puglia: dove dormire?

Per vivere un’esperienza autentica locale e completa nel suo genere, abbiamo scelto di soggiornare in uno dei palazzi nobiliari cinquecenteschi appartenenti, in antichità, alla famiglia Orsini: il Bed & Breakfast Il Borgo, in pieno centro storico, quasi adiacente a Gravina Sotterranea.

Un palazzo sontuoso, una elegante corte con le volte alte ad accoglierci, la gentilezza di Grazia; nelle camere, la raffinatezza ed il minimalismo dello stile classico sposatosi con il contemporaneo in un connubio perfetto.

Abbiamo adorato svegliarci con l’affaccio in una delle piazze principali della città, Piazza Plebiscito. Con un vasetto di ciclamini rossi a far da cornice, abbiamo spiato dalla finestra la vita quotidiana della città e l’andirivieni degli abitanti. Poi ci siam rigenerati con l’abbondante colazione, tra torte, crostate, dolci, yogurt, cereali e le bontà salate di uova, salumi e formaggi accompagnati dal pane cotto a legna.

Il B&B Il Borgo dispone anche di un’area relax in cui potersi rilassare.

Gravina in Puglia, una città nella città – B&B Il Borgo
Gravina in Puglia, una città nella città – B&B Il Borgo
Gravina in Puglia, una città nella città – B&B Il Borgo
Gravina in Puglia, una città nella città – B&B Il Borgo

Grana dat et vina, urbs opulenta Gravina… hortus deliciarum…

Federico II definiva Gravina in Puglia il giardino delle delizie, perché offriva grano e vino. Così alla sera, da amanti spassionati del buon vino, ci siam concessi un’altra esperienza unica e autentica. Abbiamo degustato del vino locale al Vin’Borgo, il locale sottostante al B&B, nella cornice suggestiva di una grotta facente parte di Gravina Sotterranea.

Dal Vin’Borgo si trovano diverse varietà di vini, dai pugliesi ai lucani, dai veneti ai piemontesi, dai toscani ai vini internazionali, da accompagnare con taglieri, carpacci, panini o crostoni preparati con prodotti tipici del territorio.

Gravina in Puglia, una città nella città

Gravina in Puglia: dove mangiare?

Girovagando per Gravina in Puglia, alla sera, ci siamo imbattuti in un’osteria che preparava pietanze tipiche locali. Per concludere la nostra esperienza full immersion, ci siam seduti qui per gustare deliziosi piatti gravinesi e murgiani: il pancotto, l’intramontabile favetta e cicorie,  il ciambotto, della focaccia e del pane fatto in casa con grano Senatore Cappelli, abbondanti porzioni di carne ed un’ampia selezione di primi da accompagnare con del vino locale.

E’ l’Osteria Sant’Agostino, su Corso Vittorio Emanuele. Consigliatissima!

Annalisa

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