Prendi uno zaino 40LT, prendi un amico di vecchia data, prendi tutti i buoni consigli di chi c’è già stato. Prendi un volo low cost, un’immagine di un luogo bellissimo che ti è capitato di guardare per caso e di cui ti sei letteralmente innamorato sin da piccolo. Prendi le tue ferie estive. E poi prendi mappa, penna, sito della ferrovia norvegese, una buona Lonely Planet e qualche ostello per backpackers a prezzo stracciato. Un KWAY, una macchina fotografica, un paio scarpe da trekking e via: on the road, per la tanto agognata NORVEGIA.

Questo è il racconto dei nostri giorni trascorsi attraversando il magico Paese dei Fiordi, con il nostro zaino in spalla, in preda ad un sogno da realizzare. Un sogno chiamato TROLLTUNGA. Perché, citando il famoso film Blow, 《sarebbe da stupidi, passare una vita intera a desiderare qualcosa senza mai agire》.

Ma cosa è Trolltunga?

Si tratta della famosa roccia sporgente che si staglia in orizzontale al di sopra del villaggio di Skjeggedal, nei pressi di Odda. È situata a 1100 metri sul livello del mare e sospesa a 700 metri sul lago Ringedalsvatnet. Tradotto in 22 chilometri, in dieci ore di cammino, ed in uno dei giorni più belli della mia vita.

Una premessa. Inutile dire che la Norvegia è uno dei più cari Paesi al Mondo, e per i viaggiatori LowCost e FaiDaTe è un po’ difficile spendere “poco” come si può fare nel resto del continente Europeo.

Un esempio? Il prezzo medio di un pacchetto di sigarette è di 12€; un caffè (rigorosamente lungo!) e’ di 5€; una bottiglietta di acqua costa 3,50€; una birra media, nei supermercati costa 9€, nei locali 12€. Il tutto in valuta locale, il NOK (la corona norvegese), che vale circa 9,33 per euro.

Il mio consiglio è quello di dormire negli ostelli (anch’essi molto cari, nonostante la camera condivisa), acquistare cibo dal supermercato per cucinarlo nell’ostello (e’ anche un buon metodo per conoscere gente da tutte le parti del mondo!) e muoversi esclusivamente con treni e mezzi pubblici. Esatto, muoversi: la Norvegia non è solo Oslo. Per motivi di tempo limitato (7 giorni) tutto l’itinerario è ruotato intorno al fulcro principale, Trolltunga. Passando quindi per Oslo, Bergen, Odda e Voss.

E, a proposito di treni. Abbiamo preferito tenere Oslo come ultima tappa. Morivamo dalla voglia di scoprire la Bergensbanen, ossia la tratta ferroviaria che in sette ore collega la capitale a Bergen. Questa tratta è stata classificata come l’itinerario più affascinante e spettacolare al Mondo. Durante le sette ore di viaggio non c’è che mettersi seduti e ammirare lo spettacolo.

La tratta collega le due città principali della Norvegia attraversando paesaggi bucolici, tali da sembrare vere e proprie opere d’arte; ed i finestrini del vagone sembrano grandi balconcini da dove ammirare seduti l’armonioso alternarsi di laghi, fiordi, praterie, foreste di conifere, fitti boschi e addirittura ghiacciai. Un tripudio di colori naturali, immense distese verdi costellate da abitazioni con il tetto spiovente in riva ai fiordi. Il tratto più spettacolare è quello che attraversa l’Hardangervidda, l’altopiano più elevato d’Europa, dove si trova Finse, a 1.222 metri sul livello del mare, come punto più alto. Anche in estate, Finse è imbiancata dalla neve.

Il biglietto è prenotabile attraverso il sito della ferrovia norvegese NSB. Attraverso il sito si può usufruire di una vasta scelta di orari e prezzi, tra i quali spesso vi è il prezzo in offerta, chiamato MINIPRICE. Dato l’elevato costo del biglietto, vi consiglio, in caso di andata e ritorno, di prenotare una tratta di giorno per potervi godere lo spettacolo, ed una di notte (pagandola meno della metà). Di notte inoltre, il personale della NSB mette a disposizione un plaid, un cuscino, dei tappi per le orecchie ed una maschera copriocchi per riposare. La Norvegia efficiente ed organizzata.

L’arrivo a Bergen, per qualsiasi viaggiatore, non è mai dei migliori. Bergen difatti è per antonomasia il paese più piovoso della Norvegia. Piove 320 giorni l’anno.

Il paese è diviso in due: Bryggen è il quartiere storico, e Vagen, è il quartiere moderno e commerciale.

Bryggen è sicuramente il più caratteristico. L’odore del pescato inebria le strade, pervade le narici e non da’ tregua: merito dei Fiskertorget, i mercatini del pesce che puntellano il molo, che offrono i più svariati piatti di pesce fresco a prezzi (non) indifferenti. La tipicità del posto è il granchio reale, oltre al salmone selvatico e, udite udite, la balena, la cui vendita è illegale (ma che continuano tranquillamente a vendere). Il prezzo medio di un piattino misto con gli assaggi è di 12 euro a testa, un po’caro, ma è un’autentica prelibatezza.

Costeggiando i Fiskertorget si scorge l’anima vera e propria di Bryggen. E’ il quartiere storico di Bergen, detto anche quartiere anseatico, in quanto in passato alcuni mercanti tedeschi (gli Hansa) fecero di Bryggen la capitale del commercio marittimo norvegese.

Bryggen mi ha stupefatta. Per la sua storia, per le sue architetture, o per lo skyline di cui si gode a ridosso del monte Urliken, grazie alla funivia Urlikensbanen. A primo impatto appare come un susseguirsi di edifici variopinti con i tetti spioventi, agghindato da negozietti, locali e ristoranti molto rustici. Ma per capire meglio la storia di Bryggen bisogna addentrarsi nelle stradine e nei vicoli che costeggiano gli edifici. E’ clamorosamente tutto fatto di legno. In passato, le stradine brulicavano di botteghe di artigiani o di piccole attività commerciali manifatturiere. Dopo gli svariati incendi che hanno colpito Bryggen, sono rimasti solamente 61 edifici, tutti ristrutturati secondo dei metodi che hanno lasciato quasi intatte le strutture “primarie” di legno. Ricordo ancora quel caratteristico e adorabile odore di legno, bagnato dalle incessanti piogge norvegesi.

Lasciare Bergen, il gioiello del fiordo, lascia un po’l’amaro in bocca. È così bella e nostalgica, graziosa e malinconica.

L’autobus che porta ad Odda, per due ore e mezza valica per boschi e valli incontaminate. La vastità della natura in Norvegia sbeffeggia la piccolezza dell’uomo. Mi sentivo così spicciola. Soprattutto quando l’autobus si è imbarcato inaspettatamente su di un traghetto per attraversare l’Hardangerfjord. Prospettive divine, di sola natura. Mi sentivo così piccola, ma così in armonia con gli Elementi. Una sensazione primitiva. Diversa. E così appagante.

Odda è un delizioso paesino in riva al fiordo. Con gli ostelli in riva al fiordo, i risvegli in riva al fiordo, il picnic e la birra Hansa in riva al fiordo. In riva al fiordo era diventato uno state of mind. Quello ottimale per mettersi in forza per arrivare in vetta a Trolltunga, l’indomani. Lo scorrere del ruscello, il Sole che brilla nel fiordo, le verdi montagne imponenti e quegli immancabili e seducenti tetti spioventi.

Trolltunga si trova in vetta a Tyssedal. E Tyssedal si raggiunge in taxi o in autobus (solo in alcuni periodi). Scendere dal taxi e sentirsi dire Good Luck fa comunque un certo effetto. Se poi pensi anche al fatto che il tuo sogno dista solo ventidue chilometri da te, e tu stai per realizzarlo.

Ci sono due modi per salire in vetta a Trolltunga. Si può scegliere di percorrere i binari riadattati della vecchia funicolare, salendo 1,5KM di scalini, o di addentrarsi per il sentiero nel bosco. Io ho optato per gli scalini all’andata, e per il sentiero nel bosco per il ritorno, per non farmi mancare proprio nulla. Zaino in spalla, acqua a sufficienza, pranzo a sacco, scarpe da ginnastica, due felpe, calzini di ricambio, forza di volontà e pazienza. La salita è faticosa, la pendenza è massima. La veduta, ammaliante. Le vertigini, prepotenti. La fatica, agghiacciante. La T rossa, il simbolo del sentiero, un miraggio.

Ad ogni chilometro del sentiero, un cartello indica i chilometri effettuati e quelli che mancano alla vetta. Durante la rude salita è bello condividere emozioni con gente proveniente da ogni parte del Mondo. In molti, salgono con lo zaino e la tenda in spalla per passare la notte su e sfidare le basse temperature.

Mi ha colpito una coppia proveniente dalla Repubblica Ceca. La ragazza, con cui ho condiviso parte della discesa nel bosco, mi ha detto: “I usually practice trekking, until I was a child, but this hike is the hardest”. Lei, una professionista, appurava che la scalata fosse una delle più difficili che abbia mai provato. Io, una novella e fuori allenamento: inseguire i sogni richiede fatica, e costanza, anche quando le gambe non ce la fanno più.

“26.08.2014. Non chiedetemi come ci sia potuta arrivare lassù e soprattutto in che stato. Chiedetemi piuttosto quali emozioni abbia provato quando,dopo 22 chilometri di scalata, ho realizzato di aver appena compiuto una delle cose che mi sono prefissata di fare nella mia vita prima di morire. Andrò a dormire distrutta, le mie gambe vorranno solo riposare. Distrutta, ma fiera di quelle immagini che ho nel cuore, di quello che racconterò ai miei genitori, e soprattutto, di quel che potrò un giorno raccontare ai miei figli.”

Trolltunga è vita, è adrenalina, ma Trolltunga non è solo una roccia. Trolltunga è un percorso, ma non è la forza delle tue gambe. È la forza mentale e la tua determinazione che fanno sì che esse si muovano per 22 chilometri. Trolltunga è un sogno, un meraviglioso angolo di mondo incontaminato ma che forse mai più rivedrò, ma che porterò sempre nel cuore. Trolltunga insegna. Che la tenacia, la forza di volontà, premiano più di un allenamento fisico. E che la realizzazione di un sogno è quel che di più appagante e RICCO può esistere nella vita di un qualsiasi Uomo.

Per riposare prima di Oslo, con un paio d’ore d’autobus siamo arrivati a Voss. Voss è un piccolo paese a ridosso del lago. Per eccellenza il paese della Norvegia dove si praticano sport estremi. Parapendio, rafting, canyoning, eccetera. E dove potersi concedere passeggiate rilassanti e tramonti incantevoli sul fiordo.

Il treno delle 00.21 diretto ad Oslo arriva puntualissimo. La NSB, come suddetto, è così ben organizzata ed efficiente che per le tratte notturne mette a disposizione di ogni passeggero un KIT con rispettivo plaid, tappi per orecchie, cuscino gonfiabile e paraocchi.

Oslo.

Oslo non mi ha colpita particolarmente. Certo, per chi visita solo Oslo, sarà una bella capitale, anche se un po’ piccola (620.000 abitanti). Ma la grande città, dopo aver assaporato delizie incontaminate quali laghi, fiordi, aria pulita ed onnipresente natura, non riuscivo proprio a sopportarla.
Nel 2010 Oslo è stata nominata la città più VERDE in Europa.
Caratteristico, soprattutto di sera, è il molo, detto Aker Brygge, la cui vetta è dominata dal Castello Akersus. Sull’Aker Brygge sono attraccate delle barche trasformatosi in pescherie ambulanti, che vendono il pesce fresco e da cui si può comprare stando comodamente sul molo.


Altro fulcro della città è la Galleria Nazionale , ove poter ammirare il celebre Urlo di Munch oltre ad altre opere di artisti degli anni ’60 del 1900. La via dello shopping, la Karl Johans Gate, è sempre iper affollata, e conduce alla Cattedrale. Vi consiglio anche il Parco di Vigeland, il parco delle statue, se avete voglia di una passeggiata nel totale relax.

Non posso che lasciarvi, dopo tanto incanto, qualche riga di Paolo Rumiz a proposito del viaggio in treno.

Tra viaggiatori succede, ci si raccontano cose anche intime, tanto non ci si rivedrà mai più. Il paesaggio che scorre lateralmente offre loro un nastro su cui incidere le loro voci narranti, e lo scompartimento crea la necessaria cassa di risonanza, lo spazio chiuso perfetto, quasi un sito dove chiudersi filtrando solo ciò che interessa della realtà.

Hai domande o curiosità sulla Norvegia? Non esitare a contattarmi 🙂

Enjoy!

2 Comments

  1. Bellissimo pezzo!
    L’ho letto tutto di un fiato e mi hai fatto venir voglia di Norvegia !!!
    Grazie

    Federica

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