Oslo, cosa vedere in 2 o 3 giorni. Mini itinerario: cosa vedere, cosa fare, cosa mangiare, quanto costa, come muoversi ad Oslo.
Se sei arrivato fin qui, viaggiatore, vuol dire che sei in procinto di trascorrere qualche giorno nella bella Norvegia, che passerai da Oslo (o quantomeno ti limiterai solo alla visita di essa) e che quindi sei alla ricerca di informazioni sulla capitale Norvegese.
Ma prima di stilare un piccolo itinerario alla scoperta della città, voglio farti una premessa: tieni bene a mente che un viaggio in Norvegia non deve limitarsi solo alla visita di Oslo.
In molti, illusi da un convenientissimo volo low cost, si limitano a girare Oslo per tre giorni e tornano a casa dicendo di esser stati in Norvegia. Non sapendo che Oslo è, forse, la rappresentazione meno adatta di questo Paese.
Perché grigia, cupa, in perfetta antitesi con i colori e le meraviglie che dominano il territorio nel resto del Paese. Prova a leggere il mio articolo sui 7 luoghi da vedere assolutamente in Norvegia e capirai. Il mio consiglio è quello di girare quanto più si può.
In questo articolo voglio parlarti di cosa vedere ad Oslo e di cosa devi sapere prima di partire.
Buona lettura!
***Ciao, mi presento! Sono Liz, un’anima zen, una gipsy. Travel blogger e content creator dal 2016. Viaggio principalmente on the road e prediligo soggiorni wild e itinerari naturalistici. Viaggio con Marcello e i miei tre bimbi: India, Tiago e Ambra. Siamo Pugliesi, raccontiamo tanto le nostre radici e anche i viaggi all around. Puoi seguire le nostre avventure nel Mondo sul nostro profilo Instagram I VIAGGI DI LIZ!***
Ma prima di pianificare… non dimenticare l’assicurazione di viaggio!
Prima di continuare con la lettura e la pianificazione del tuo itinerario, non dimenticare un aspetto fondamentale del viaggio: la stipula di un’assicurazione viaggi, fondamentale per coprire un annullamento viaggio, emergenze mediche, cancellazioni, ritardi, perdita di bagagli e responsabilità civile. Senza, potresti affrontare costi elevati e problemi che possono rovinare la tua esperienza.
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Quanto costa un viaggio ad Oslo?
E’ inutile dire che la Norvegia sia uno dei più cari Paesi al Mondo, e per i viaggiatori amanti del low cost è un po’ difficile spendere poco come si può fare nel resto del continente Europeo, Scandinavia a parte. Pur dormendo negli ostelli e facendo spesa al supermercato. Ti faccio un esempio. Il prezzo medio di un pacchetto di sigarette è di 15€. Un caffè (rigorosamente lungo) costa 5€. Una bottiglietta di acqua da mezzo litro costa 4€. Una birra media, nei supermercati costa 10€, nei locali 15€. Per non parlare di alberghi e ristoranti: un salasso.
La prima cosa su cui ragionare sono i musei. Oslo ha musei importanti, ma non devi trasformare il viaggio in un “giro di biglietti”. Se scegli uno o due ingressi forti (per esempio arte o esplorazioni polari) e li fai bene, hai già il cuore culturale della città. Il resto lo costruisci con passeggiate sul waterfront, panorami e quartieri come Grünerløkka, che sono esperienze reali e non ti costano nulla. Puoi anche decidere di partecipare ad un free tour guidato gratuito.
Sul cibo, Oslo può essere impegnativa, soprattutto la sera. Qui funziona la strategia Scandinava: fai una cena “seria” in un posto che ti entusiasma e non tre cene costose a caso. Per il resto, pranzo più semplice e supermercato quando serve. Anche scegliere un alloggio con cucina (se viaggi in modo economy) ti cambia completamente la spesa, perché in Norvegia il costo “ripetuto” è proprio mangiare fuori ogni volta. E un trucco banalissimo ma concreto: porta una borraccia e riempila, così non ti ritrovi a spendere continuamente in acqua e bibite, che a Oslo incidono molto più di quanto pensi.
Un’altra voce che pesa è la “comodità”. Taxi e spostamenti presi all’ultimo possono alzare il budget senza darti alcun valore in cambio. Oslo, però, ti aiuta: si gira bene a piedi e i mezzi sono efficienti, quindi la città è letteralmente progettata per farti risparmiare se la vivi nel modo giusto. In aiuto ti viene la Oslo Pass di cui ti parlo nel prossimo paragrafo.

Conviene acquistare la Oslo Pass per visitare Oslo?
L’Oslo Pass è, in sostanza, un abbonamento “tutto in uno” pensato per chi vuole visitare Oslo in modo pratico: invece di comprare biglietti separati per musei e mezzi, prendi un pass valido per un certo numero di ore e lo usi man mano che ti sposti e visiti.
Il cuore del pass sta in tre vantaggi. Il primo è l’ingresso incluso in un buon numero di musei e attrazioni della città: l’elenco è ampio e copre sia i classici più gettonati sia luoghi meno “da cartolina”. Il secondo è il trasporto pubblico: con lo stesso pass puoi prendere metro, tram e autobus (e in alcuni casi anche traghetti), quindi diventa comodo soprattutto se vuoi muoverti spesso senza pensarci. Il terzo sono una serie di sconti extra su tour, attività e servizi vari: non è la parte più importante per tutti, ma può fare la differenza se hai già in mente qualche esperienza specifica.
Una cosa che molti apprezzano è la logica “zero sbatti”: oggi lo usi soprattutto in digitale, tramite app. Lo acquisti, lo attivi quando vuoi iniziare davvero a sfruttarlo (tipicamente la mattina del giorno in cui cominci a girare), e poi lo mostri quando entri in un museo o se ti controllano sui mezzi. La validità di solito è a ore consecutive (per esempio 24, 48 o 72): una volta attivato, il tempo scorre e non si mette in pausa.
Per capire se conviene, pensa al tuo stile di viaggio. L’Oslo Pass dà il meglio quando fai una Oslo “intensa”: più musei nello stesso giorno + diversi spostamenti con i mezzi. In quel caso tende a ripagarsi abbastanza in fretta, oltre a renderti tutto più semplice. Se invece sei in modalità “cammino tanto, vedo la città all’aperto, faccio giusto uno o due ingressi”, spesso può risultare più conveniente comprare i singoli biglietti (o solo un titolo trasporti).
Si, la Oslo Pass conviene, soprattutto se hai poco tempo e non puoi girare a piedi, prediligendo i mezzi. Puoi scegliere di acquistare quella di 24, 48 o 72 ore, in base al tuo tempo.
Cosa vedere ad Oslo in 2-3 giorni: la guida.
Bjørvika: l’Oslo moderna tra Opera, MUNCH e passeggiate sul waterfront.
Bjørvika è la zona che ti fa capire subito quanto Oslo sia cambiata negli ultimi anni: è moderna, luminosa (quando il cielo collabora), costruita attorno all’acqua e piena di spazi pensati per camminare. Se vuoi vedere la città nella sua versione più contemporanea, qui trovi un mix perfetto tra architettura, musei e “vita sul fiordo” senza dover organizzare nulla di complicato. Il bello è che è anche comodissima: sei vicino alla stazione centrale e in pochi minuti ti ritrovi già sul lungomare.
La prima tappa che quasi tutti fanno è l’Opera House. E ti dico una cosa: non serve essere interessati all’opera per apprezzarla. È uno di quei luoghi che funzionano perché è un edificio “da vivere”, non solo da guardare. Il tetto è pensato come una passeggiata: sali dolcemente e ti ritrovi sopra, con una vista ampia sul fiordo, sul porto e su Oslo che si apre intorno. Il momento migliore, se puoi sceglierlo, è il tardo pomeriggio: la luce rende il bianco dell’edificio più caldo e l’acqua diventa uno specchio. Se invece trovi vento o freddo, non mollare: anche con il cielo grigio la scena ha un fascino molto nordico.
A pochi passi c’è il MUNCH, il museo dedicato a Edvard Munch. È una tappa che vale soprattutto perché non è un museo “polveroso”: è moderno, dinamico, con mostre temporanee e un’impostazione contemporanea che rende la visita interessante anche a chi non è un’ultra appassionata d’arte. Se il tuo obiettivo è vedere davvero il lato “artistico” di Oslo, questa è la zona giusta perché in pochi metri ti fai un concentrato di cultura senza attraversare mezza città. E già che ci sei, ti consiglio di guardarti attorno: Bjørvika ha un’aria quasi “internazionale”, con edifici nuovi e linee pulite, ed è proprio quel contrasto con la Oslo più sobria e tradizionale che rende la città varia.

Aker Brygge e Tjuvholmen: tramonto sul fiordo, promenade e Oslo “marittima”.
Aker Brygge è una delle zone più piacevoli di Oslo quando vuoi unire una passeggiata semplice a quell’atmosfera da porto che rende la città più “norvegese” e meno grigia. È moderna, curata, piena di gente a tutte le ore e costruita proprio per essere vissuta a passo lento: cammini sul lungomare, ti fermi a guardare le barche, ti siedi su una panchina con vista, poi riparti senza un vero obiettivo. E anche se è una zona turistica, non è il tipo di turismo “soffocante”: è più un posto in cui ti viene naturale stare bene, specialmente se hai qualche raggio di sole.
Il momento in cui Aker Brygge dà il meglio è il tardo pomeriggio, quando la luce scende e il fiordo cambia colore. Se puoi, fai in modo di passarci in quell’orario: è uno di quei luoghi che ti regala subito la sensazione di viaggio, anche senza fare nulla di particolare. Qui funziona benissimo anche una cena a base di pesce o un aperitivo lungo l’acqua, ma il mio consiglio è di non “bloccare” tutto su un ristorante: prima passeggia, guarda dove ti ispira sederti e poi scegli. L’area è piena di locali e, proprio per questo, la differenza la fa più l’atmosfera del momento che il nome del posto.
Da Aker Brygge puoi proseguire a piedi verso Tjuvholmen, che è come una versione più piccola e ancora più “design” della stessa idea: architettura contemporanea, moli, angoli super fotogenici e un’aria un po’ più elegante. È una passeggiata breve ma molto bella, soprattutto se ti piace guardare i dettagli urbani e i contrasti tra acqua, vetro e legno. In estate l’area diventa davvero viva: ci sono persone che restano fuori fino a tardi, e l’energia è quella tipica nordica, rilassata ma presente.

Fortezza di Akershus: storia, viste sul fiordo e la passeggiata “furba” che non salti mai.
La Fortezza di Akershus è uno di quei posti che a Oslo hanno un valore doppio: da un lato è uno dei punti più importanti per capire la storia della città, dall’altro è semplicemente un luogo bellissimo da vivere anche senza entrare in nulla. La cosa che la rende perfetta è proprio questa: puoi godertela in modalità “leggera”, facendo solo la camminata tra mura e bastioni, oppure trasformarla in una visita più completa se hai voglia di aggiungere interni e musei. In entrambi i casi, non sembra mai una tappa “forzata”.
Appena sali verso l’area della fortezza, ti accorgi che cambia la prospettiva: l’acqua resta sempre davanti a te e Oslo si apre in modo più ampio. I bastioni sono il punto forte, perché da lì hai panorami sul porto e sul fiordo che valgono davvero, soprattutto quando c’è luce. È uno di quei posti in cui fai foto senza nemmeno provarci: cammini, ti affacci, e ti viene spontaneo fermarti. In più, essendo un’area ampia, non hai quella sensazione di folla compressa: anche quando ci sono visitatori, riesci comunque a trovare il tuo angolo tranquillo.
Se ti interessa la parte storica, Akershus è utile perché ti racconta un pezzo di Norvegia “concreto”: difesa, strategia, rapporto con il mare, e quel senso di città costruita per proteggersi e controllare gli accessi. Il bello è che non devi essere appassionata di storia militare per apprezzarla: basta osservare come sono fatte le mura, come si muovono i percorsi e come cambia il panorama man mano che sali.
Il centro di Oslo: Karl Johans gate, Palazzo Reale e la città “quotidiana”.
Il centro di Oslo non è il classico “centro storico da cartolina” pieno di piazze monumentali, ma è la parte migliore per orientarti e capire come vive la città ogni giorno. Il percorso più naturale è lungo Karl Johans gate, la via principale che collega la zona della stazione (Oslo S) al Palazzo Reale: è una camminata facilissima, tutta dritta, che ti fa vedere in sequenza la Oslo istituzionale, quella commerciale e quella più rilassata. La cosa bella è che non devi farla come “spostamento”: puoi usarla come passeggiata vera, fermandoti quando qualcosa ti incuriosisce, perché lungo la strada trovi sempre un caffè, un edificio importante, una vetrina interessante o semplicemente un punto in cui osservare la gente.
Camminando verso l’alto, la città cambia gradualmente tono: si passa dal movimento della zona stazione a un’atmosfera più elegante e ordinata, con edifici pubblici e aree che danno il senso della capitale. Se ti piace inserire piccole soste culturali senza impegnarti in un museo, questa è anche la parte ideale: qualche chiesa centrale, edifici istituzionali e angoli “classici” da fotografia urbana, senza dover pianificare chissà cosa.
Arrivando in cima, il Palazzo Reale non è tanto una visita “da ore”, quanto un punto simbolico che chiude bene la passeggiata. Anche se non entri, ha senso arrivarci, fare due foto e poi goderti lo Slottsparken, il parco che lo circonda. È uno dei posti migliori per una pausa tranquilla in pieno centro: panchine, verde, gente che cammina o si ferma a leggere, e quell’aria nordica un po’ composta ma accogliente.

I musei imperdibili: arte, identità norvegese e storie di mare.
A Oslo i musei non sono “riempitivi da giornata di pioggia”: spesso sono una delle cose migliori del viaggio, perché raccontano in modo molto chiaro cos’è la Norvegia e come si percepisce. Il consiglio più utile è scegliere in base a ciò che ti interessa davvero, perché tentare di vederli tutti è il modo più veloce per stancarti e trasformare la città in una corsa.
Se ami l’arte, il punto di riferimento oggi è il National Museum. È il posto giusto se vuoi una panoramica ampia: non solo quadri “da manuale”, ma anche design, cultura visiva e un percorso che ti fa capire come la Norvegia abbia costruito la propria identità artistica. È un museo grande, quindi qui la strategia è entrare con un’idea: non serve vedere tutto. Se vuoi un’esperienza più fluida, concentrati sulle sezioni che ti attirano di più e concediti pause, perché è uno di quei luoghi che assorbono energia se provi a fare tutto in una volta.
Per Munch, invece, la scelta più sensata è il MUNCH a Bjørvika (se non l’hai già inserito): qui l’esperienza è più contemporanea, con mostre temporanee, allestimenti moderni e un’impostazione che spesso rende l’arte più accessibile anche a chi non è abituato ai musei. È una visita che funziona bene sia in una giornata di meteo perfetto sia quando il cielo è grigio, perché ti dà un “contenuto” forte senza dover dipendere dall’atmosfera esterna.
Poi c’è l’altra grande anima di Oslo: il mare e l’esplorazione. E qui entra in gioco la penisola di Bygdøy, che in pratica è la zona museo per eccellenza, soprattutto se ti piace l’idea di capire la Norvegia attraverso le sue storie di navigazione e di spedizioni. Il museo più coinvolgente, anche per chi non è super appassionato, è spesso il Fram Museum, perché racconta le grandi avventure polari in modo molto concreto: ti fa immaginare cosa volesse dire spingersi verso il freddo estremo, vivere in condizioni dure e affidarsi a una nave e a un equipaggio per settimane o mesi. È un tipo di museo “narrativo”, che ti porta dentro un mondo e ti lascia addosso una sensazione di avventura.
Frogner Park e Vigeland: il luogo più “strano” di Oslo.
Frogner Park è un parco enorme, curato, vissuto, dove la gente va a correre, a fare picnic, a portare i bambini o semplicemente a respirare. E dentro questo contesto normalissimo, quasi quotidiano, trovi l’elemento che lo rende unico: il complesso di sculture di Vigeland, una delle cose più riconoscibili di Oslo. La particolarità è che non lo vivi come “museo all’aperto” nel senso classico, quello un po’ distante e silenzioso. Qui le opere stanno in mezzo alla vita reale, e proprio questo contrasto crea un effetto straniante ma bellissimo.
La passeggiata nel parco è semplice e piacevole, perché gli spazi sono larghi e l’impianto è ordinato: ti muovi senza fatica, ti fermi quando vuoi, e puoi decidere quanto approfondire. Se sei del tipo che ama leggere e capire, qui trovi tantissimi spunti: il tema centrale delle sculture è l’essere umano, le relazioni, l’età della vita, i gesti, le emozioni. Se invece vuoi solo viverlo con leggerezza, funziona lo stesso: cammini, guardi, ti colpisce un dettaglio, fai una foto e vai avanti. È uno di quei luoghi che non ti impone un modo “giusto” di visitarlo, e quindi piace a quasi tutti.


Grünerløkka e Akerselva: la Oslo creativa (e la passeggiata che ti riconcilia con la città).
Se vuoi vedere Oslo fuori dalla sua versione più “istituzionale” e un po’ composta, allora devi passare da Grünerløkka. È il quartiere che dà respiro al viaggio: più giovane, più creativo, più spontaneo. Non aspettarti una zona “turistica” nel senso classico, perché la cosa bella è proprio che qui ti sembra di entrare nella vita quotidiana: vetrine indipendenti, second-hand, caffè pieni anche in giorni normali, piccole gallerie e locali che non hanno bisogno di apparire perfetti per essere piacevoli. È il posto giusto se ti piace girare senza meta, guardare le vetrine, fermarti per un pranzo informale o per una fika lunga e tranquilla, di quelle che finiscono per diventare un’ora intera senza che te ne accorgi.
Grünerløkka, però, funziona ancora meglio se lo vivi insieme a Akerselva, il fiume che attraversa Oslo e che qui diventa una delle passeggiate più belle della città. È un percorso che sorprende perché in certi tratti sembra di essere fuori città: sentieri nel verde, acqua che scorre, ponticelli, zone più tranquille dove senti solo rumore del fiume e passi. È perfetto quando vuoi una Oslo più “naturale” senza prendere treni o organizzare escursioni: basta iniziare a camminare e lasciarti portare dal percorso.
Holmenkollen e natura: il punto panoramico che ti fa capire dove sei (e la Oslo “verde” a due passi).
Una delle cose più sorprendenti di Oslo è quanto sia facile passare dalla città alla natura senza fare grandi spostamenti. È una capitale, sì, ma ha un’anima quasi “da montagna”: basta salire un po’ e ti ritrovi con aria più pulita, silenzio e panorami larghi. In questo senso Holmenkollen è la scelta più immediata se vuoi vedere Oslo dall’alto e renderti conto di come sia incastrata tra colline, boschi e fiordo.
Holmenkollen è famosa soprattutto per il salto con gli sci, un simbolo vero per la Norvegia. Anche se non sei appassionata di sport invernali, il posto vale perché è scenografico e perché il panorama cambia la percezione della città: da lassù Oslo sembra più piccola, più ordinata, e il fiordo diventa il protagonista. È una di quelle viste che “mettono insieme i pezzi”: capisci perché l’acqua è così importante, perché i quartieri sono distribuiti in quel modo e quanto verde ci sia attorno. Se ti piace fotografare, qui è una tappa molto soddisfacente proprio per la profondità del paesaggio: non è solo skyline, è un insieme di natura e città.
Oslofjord: crociera, isole e “vita da fiordo” senza lasciare la città.
Se c’è una cosa che può trasformare Oslo da “capitale ordinata” a “Norvegia che ti resta addosso”, è il fiordo. Perché Oslo non è una città che ha l’acqua vicino: è una città che vive sull’acqua. E quando lo capisci — camminando sul waterfront, prendendo un traghetto, guardando le isole — cambia tutto. Anche chi inizialmente la trova grigia o poco scenografica, spesso si ricrede proprio qui: il fiordo è la parte più identitaria, quella che rende Oslo diversa e che la avvicina di più all’immaginario norvegese.
L’esperienza più semplice è una crociera breve sul fiordo. Non devi per forza fare la “giornata intera”: anche poche ore bastano per vedere l’architettura della città da una prospettiva diversa. È una scelta perfetta se hai poco tempo, perché ti dà tantissimo con pochissimo sforzo: sali, ti siedi, guardi, respiri. E se trovi una giornata con luce buona, diventa davvero uno dei momenti più belli del viaggio.
Se invece vuoi vivere il fiordo in modo più “locale”, l’idea migliore è prendere un traghetto e andare su una delle isole dell’Oslofjord. È una gita che cambia ritmo senza farti fare grandi distanze: scendi, cammini, trovi sentieri semplici, tratti di costa, punti panoramici e angoli tranquilli dove sederti a guardare l’acqua. È il classico piano che ti fa tornare in città con la testa leggera, come se avessi fatto una mini vacanza dentro la vacanza. In primavera e in estate è perfetto per picnic e passeggiate, ma anche nelle mezze stagioni ha un fascino fortissimo perché l’atmosfera diventa più silenziosa e nordica.
E poi c’è l’esperienza “super Norvegia” che negli ultimi anni è diventata quasi un rito: la sauna sul fiordo. Se non l’hai mai fatta, ti spiego perché funziona così bene: è un mix di benessere e paesaggio. Stai al caldo con vista acqua, poi esci e senti l’aria fredda, e se sei coraggiosa fai anche il tuffo o almeno una doccia fredda. Non serve essere estremi per apprezzarla: anche solo la sauna, con quella vista, è un ricordo diverso dalle solite attrazioni. È un modo semplice per vivere Oslo come la vivono molti locali, soprattutto nei periodi freddi.

Cosa mangiare a Oslo: sapori tipici (e 3 indirizzi da segnare)
Mangiare a Oslo è un’esperienza un po’ particolare perché la città riflette benissimo la doppia anima norvegese: da un lato cucina tradizionale, essenziale e legata a mare e montagna; dall’altro un sacco di proposte moderne e internazionali, spesso molto curate ma anche parecchio costose. La cosa utile è capire subito cosa vale la pena provare “in chiave Norvegia”, così quando scegli un posto non finisci a pagare tanto per qualcosa che potresti mangiare ovunque.
Il primo grande protagonista è il pesce. Oslo è sul fiordo, quindi ha senso assaggiare salmone in varie versioni, merluzzo, gamberi e piatti che cambiano con la stagionalità. Se vuoi una cosa davvero tipica, cerca anche il pesce affumicato o marinato, perché in Scandinavia la conservazione e le marinature non sono “una moda”: sono cultura gastronomica.
Se invece vuoi provare qualcosa di più “da montagna”, in Norvegia è comune trovare carni di selvaggina come renna o alce. Hanno un sapore più intenso rispetto alle carni che mangiamo di solito e spesso vengono servite con salse cremose, bacche (tipo mirtilli rossi o simili) e contorni caldi. È il classico piatto che o ami o odi, ma almeno una volta vale la pena provarlo perché ti dà proprio l’idea del nord: cucina sostanziosa, comfort food, sapori che scaldano.
Poi c’è la parte “quotidiana”: pane, burro, zuppe, piatti semplici e porzioni che puntano più alla sostanza che all’estetica. Se vuoi spendere meno senza rinunciare al tipico, la strategia migliore è il pranzo: spesso è più abbordabile, e in più ti godi la giornata senza pensare alla cena come a una spesa enorme.
Ecco 3 ristoranti che puoi segnare per mangiare bene e in modo coerente con l’idea “Oslo tipica”, ognuno con uno stile diverso:
- Lofoten Fiskerestaurant (Aker Brygge) è un’ottima scelta se vuoi puntare sul pesce in un contesto sul waterfront. È il classico posto da “serata sul fiordo”: più caro rispetto alla media, ma perfetto se vuoi fare una cena che ti sembra davvero parte del viaggio, soprattutto se ti piace l’idea di gamberi, pesce fresco e atmosfera da porto.
- Engebret Café (centro) è una scelta più tradizionale e “storica”, ideale se vuoi provare cucina norvegese in un ristorante che punta sull’esperienza classica: ambiente curato, servizio più formale, piatti che richiamano la tradizione e una sensazione generale di Oslo “di una volta”.
- Kaffistova (zona centrale) è il jolly più semplice e concreto. È perfetto se vuoi assaggiare piatti norvegesi senza impostazione da ristorante elegante, con un’atmosfera più informale e “da tutti i giorni”. È una buona soluzione quando vuoi mangiare tipico ma non hai voglia di spendere come in un posto da occasione speciale.
Buon viaggio in Norvegia!
Liz
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2 Comments
Oslo mi ispira molto, deve essere una città interessante. Sono stata a Bergen e ricordo bene i prezzi, 10€ per una birra e neanche buonissima. Però il pesce e la carne sono davvero ottimi (e falli pure cattivi con quei prezzi :D)
Oslo è stata una tappa che ho amato, forse perché è stata la mia prima tappa di Nord Europa, un bel po’ di anni fa. Certo, sapevo bene che non era la Norvegia come so bene che Parigi non è la Francia ben che mai Roma è l’Italia 😉 .
Ero stagista neo laureata quindi puoi immaginare quanto il costo alto di tutto possa avermi messa un po’ in difficoltà, gasp! Ma io, a chi non ci è stato mai, la consiglierei invece, anche solo per un city break con un volo pagato poco. Che poi, se uno va in una capitale e dice di essere stato “in un paese”, il problema non è Oslo :-). Un bacio occhionimì.