Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, guida completa tra spiagge, escursioni, natura e tanti consigli utili. Itinerario.

Non so dirti esattamente in quale momento Tenerife abbia iniziato a piacermi davvero.

Forse mentre salivo verso il Teide e fuori dal finestrino il paesaggio diventava sempre più spoglio, quasi lunare. O forse più tardi, davanti all’oceano, quando le scogliere di Los Gigantes sembravano cadere in acqua con una forza silenziosa, enorme. O magari è successo ad Anaga, tra le curve umide della foresta, quando ho capito che l’isola che avevo immaginato prima di partire era solo una piccola parte di quella reale.

Tenerife, almeno per me, è stata una sorpresa continua. Non la classica isola da mare e basta, non un posto da ridurre a spiagge, resort e tramonti da cartolina. È molto di più. È un’isola che cambia voce in continuazione: a tratti ruvida, vulcanica, quasi severa; poi all’improvviso verdissima, morbida, avvolta da una luce gentile. Ci sono strade che salgono tra rocce scure e pini, paesi che sembrano appoggiati con delicatezza tra le montagne, distese di bananeti che raccontano un lato più semplice e quotidiano, e poi l’Atlantico, sempre presente, sempre un po’ più grande di quanto ti aspetti.

La cosa più bella, secondo me, è proprio questa varietà. In pochi chilometri puoi passare dal silenzio minerale del Parco Nazionale del Teide al verde fitto del Parco Rurale di Anaga, dalle curve spettacolari della Valle di Masca alle piscine naturali di Garachico, dalle case coloniali di La Laguna alla sabbia dorata di Las Teresitas. Tenerife non ti dà il tempo di abituarti a un paesaggio, perché subito dopo te ne offre un altro, completamente diverso.

Ed è per questo che organizzare bene un viaggio a Tenerife di cinque giorni è importante. Non perché l’isola vada corsa o incastrata in una tabella rigida, ma perché Tenerife merita di essere capita nel suo insieme. Se ti limiti al sud, ti perdi la sua anima più verde e antica. Se ti fermi solo al Teide, non scopri il fascino dei borghi del nord. Se pensi solo alle spiagge, rischi di non vedere quei panorami che, una volta tornata a casa, sono proprio quelli che ti restano più impressi.

In questa guida su cosa vedere a Tenerife in 5 giorni ti porto tra i luoghi che secondo me raccontano meglio l’isola. L’idea non è costruire una lista infinita di tappe da spuntare, ma aiutarti a creare un itinerario completo, equilibrato e pieno di paesaggi diversi. Perché cinque giorni a Tenerife possono bastare per innamorarsi dell’isola, a patto di lasciarle spazio: quello per un mirador non previsto, per una strada panoramica presa con calma, per un tramonto sull’oceano o per un paese in cui fermarsi più del previsto. E spesso, proprio lì, Tenerife dà il meglio di sé.

Buona lettura!

***Ciao, mi presento! Sono Liz, un’anima zen, una gipsy. Travel blogger e content creator dal 2016. Viaggio principalmente on the road e prediligo soggiorni wild e itinerari naturalistici. Viaggio con Marcello e i miei tre bimbi: India, Tiago e Ambra. Siamo Pugliesi, raccontiamo tanto le nostre radici e anche i viaggi all around. Puoi seguire le nostre avventure nel Mondo sul nostro profilo Instagram I VIAGGI DI LIZ!***

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Come muoversi a Tenerife?

Sono dell’idea che il miglior modo per compiere un itinerario on the road sia sempre quello di noleggiare un’auto, perchè offre numerosi vantaggi che possono facilitare l’esperienza e soprattutto renderla più comoda. Il noleggio auto consente una notevole flessibilità negli spostamenti, permettendoti di muoverti liberamente senza dover seguire gli orari dei mezzi pubblici.

Quello che più amo è la libertà di personalizzare l’itinerario, decidendo autonomamente quali attrazioni visitare e quanto tempo dedicare a ciascuna. Io -da assidua viaggiatrice- mi sono affidata ad un motore di ricerca che comprende tantissime compagnie di noleggio e cerca sempre le tariffe più convenienti, comparandole: DiscoverCars. I prezzi sono davvero ottimi e mi sono sempre trovata benissimo.

Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida

Il Parco Nazionale del Teide: il paesaggio più iconico di Tenerife.

Tra le cose da vedere a Tenerife in 5 giorni, il Parco Nazionale del Teide è una tappa imprescindibile. E’ il luogo che più di tutti riesce a raccontare l’anima vulcanica dell’isola. Appena si inizia a salire verso l’interno, Tenerife cambia volto: la costa resta indietro, la vegetazione si fa più rada e la strada comincia ad attraversare un paesaggio sempre più essenziale, fatto di roccia, lava, crateri e distese color rame.

Il Teide domina l’isola con la sua presenza silenziosa. Lo si vede da lontano, spesso sospeso sopra un mare di nuvole, ma è solo entrando nel parco che si percepisce davvero la forza di questo luogo. Qui il paesaggio sembra appartenere a un altro pianeta: le forme sono dure, i colori intensi, l’orizzonte ampio. A seconda della luce, le rocce passano dal rosso al nero, dall’ocra al grigio, creando uno scenario che cambia continuamente.

Una delle zone più belle da vedere è quella dei Roques de García, formazioni rocciose scolpite dal tempo e dagli elementi, tra le immagini più riconoscibili di Tenerife. Qui puoi fermarti per una passeggiata non troppo impegnativa e osservare da vicino le forme bizzarre della roccia vulcanica, con il Teide sullo sfondo. Tra le soste più belle inoltre c’è il Mirador de La Ruleta, ideale per ammirare una delle zone più scenografiche del parco, e anche il Mirador de Boca Tauce, da cui si può osservare il vulcano insieme alle colate laviche più scure, in un contrasto di colori molto forte. Questo punto panoramico rende bene l’idea della natura vulcanica dell’isola e della forza con cui il fuoco ha modellato Tenerife nel corso del tempo.

Se hai tempo, puoi valutare anche la salita con la funivia del Teide ed il trekking in cima, che permette di raggiungere una quota molto elevata e ammirare Tenerife dall’alto. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva lontanissimo, fino all’oceano e, a volte, alle altre isole dell’arcipelago. Per arrivare al cratere sommitale in autonomia, però, è necessario richiedere un permesso specifico con anticipo; in alternativa, puoi partecipare ad un’escursione guidata che comprende anche il trasporto in van, il biglietto della funivia e il trekking guidato.

Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida

Candelaria: tra spiritualità, oceano e memoria guanche.

Tra le tappe che inserirei in un itinerario a Tenerife in 5 giorni c’è sicuramente Candelaria, una cittadina che mi ha colpita per motivi diversi rispetto ad altri luoghi dell’isola. Ha un’atmosfera tutta sua, più raccolta, più spirituale, quasi sospesa tra il mare e la memoria antica di Tenerife.

La prima cosa che mi ha colpita è stata la grande piazza affacciata sull’oceano. Da una parte c’è la Basilica di Nuestra Señora de la Candelaria, uno dei luoghi religiosi più importanti delle Canarie; dall’altra il mare, aperto e luminoso, che sembra dare respiro a tutto lo spazio intorno. Anche senza entrare subito nella basilica, mi è piaciuto fermarmi lì qualche minuto, osservare la piazza, ascoltare il rumore dell’oceano e guardare le persone che passavano con passo lento. Proprio alle spalle della basilica, ti consiglio di non perdere la Cueva de Achbinico, conosciuta anche come Grotta di San Blas. Secondo la tradizione, la grotta ebbe un ruolo importante nel culto della Vergine di Candelaria e ancora oggi conserva un forte valore spirituale per gli abitanti dell’isola.

A rendere Candelaria ancora più interessante sono le statue dei Menceyes, gli antichi re guanci di Tenerife. Le ho trovate molto suggestive: alte, solenni, rivolte verso il mare, sembrano custodire una parte profonda dell’identità dell’isola.

Bananeti e cultura agricola: la Tenerife più autentica e quotidiana.

Prima di partire, lo ammetto, i bananeti non erano tra le attrazioni che più mi incuriosivano. Eppure, una volta arrivata sull’isola, mi sono accorta che le coltivazioni di banane fanno parte del paesaggio molto più di quanto immaginassi.

Le vedi comparire lungo la strada, soprattutto nelle zone più miti e riparate, spesso vicino alla costa o nelle vallate dove il clima è più favorevole. Sono distese ordinate, verdissime, protette a volte da teli e strutture che, a prima vista, possono sembrare poco poetiche. Poi però inizi a farci caso e capisci che anche quei campi raccontano una parte importante dell’isola: una Tenerife agricola, concreta, legata alla terra e al lavoro quotidiano.

La coltivazione della banana alle Canarie ha una storia lunga e ha avuto un ruolo fondamentale nell’economia dell’arcipelago, soprattutto tra Ottocento e Novecento, quando il commercio con l’Europa contribuì a trasformare questo frutto in uno dei simboli più riconoscibili delle isole. Il plátano canario non è semplicemente una banana: è un prodotto identitario, legato al clima, al territorio e a una tradizione agricola che ancora oggi resiste accanto al turismo.

Per questo, se hai tempo, io ti consiglierei di visitare una finca di banane, cioè una piantagione aperta al pubblico. Ti permette di vedere da vicino come cresce la pianta, quanto lavoro richiede la coltivazione, quali sono le caratteristiche del plátano canario e perché questo prodotto sia così presente nella cucina e nella vita locale.

Noi abbiamo partecipato ad una visita guidata in una piantagione di banane vicino La Orotava, organizzata da Civitatis.

Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida

Valle di Masca: il villaggio nascosto tra le montagne di Teno.

La Valle di Masca per me è stata strabiliante. E’ uno dei luoghi più scenografici e particolari dell’isola, una di quelle esperienze in cui il viaggio inizia molto prima di arrivare a destinazione. La strada, le curve, i dirupi, le montagne che si stringono intorno al paesaggio: tutto contribuisce a creare un senso di attesa.

Masca si trova nel nord-ovest di Tenerife, all’interno del Parco Rurale di Teno, una zona montuosa e selvaggia che sembra lontanissima dalle località più turistiche del sud. Appena ci si avvicina, il paesaggio cambia completamente. La strada comincia a salire, poi diventa più stretta, più tortuosa, più spettacolare. A ogni curva si aprono scorci diversi: gole profonde, pareti rocciose, palme, versanti ripidi e, in lontananza, a tratti, anche l’azzurro dell’oceano.

La prima cosa che mi ha colpita di Masca è stata proprio la sua posizione. Il villaggio sembra quasi appeso alla montagna, raccolto in una valle aspra e verticale, come se fosse rimasto nascosto per secoli tra le rocce. Non è grande, e non bisogna aspettarsi un borgo pieno di monumenti o attrazioni da visitare una dopo l’altra. Il fascino di Masca sta soprattutto nel suo insieme: le poche case, i sentieri, i muretti in pietra, la vegetazione, il silenzio e quel paesaggio imponente che sembra avvolgere tutto.

Dal punto di vista storico, la sua posizione racconta molto. Per lungo tempo Masca è stata una località piuttosto isolata, difficile da raggiungere e legata a una vita semplice, di montagna, lontana dai ritmi della costa. Oggi è una delle mete più conosciute di Tenerife, ma conserva ancora qualcosa di appartato. Anche quando ci sono altri visitatori, si percepisce quella sensazione di villaggio protetto dalle montagne, quasi separato dal resto dell’isola.

Uno dei motivi per cui Masca è così famosa è anche il Barranco de Masca, il sentiero che attraversa la gola e scende verso il mare. È una delle escursioni più note di Tenerife, ma io non la considererei una passeggiata da improvvisare. Richiede tempo, buone scarpe, una discreta preparazione fisica e soprattutto un controllo preventivo delle condizioni e delle modalità di accesso. In alcuni periodi l’ingresso può essere regolamentato e conviene informarsi prima di organizzarsi (per prender parte ad un tour organizzato che include anche la barca sino a Los Gigantes puoi dare un’occhiata a questo link).

Un aspetto importante da considerare è la strada per arrivare a Masca. È bellissima, forse una delle più panoramiche dell’isola, ma anche impegnativa. Le curve sono tante, alcuni tratti sono stretti e il traffico può rendere la guida più stressante.

Se non te la senti di guidare fino al villaggio, una soluzione molto comoda è arrivare in auto a Santiago del Teide e da lì proseguire in autobus, come abbiamo fatto noi. La linea che collega Santiago del Teide a Masca permette di evitare il tratto più tortuoso della strada e, secondo me, è un ottimo compromesso. Puoi lasciare l’auto in paese, raggiungere la fermata e salire verso Masca senza doverti preoccupare di curve strette, incroci difficili o parcheggi limitati una volta arrivata. Difatti, un altro dettaglio da non sottovalutare è il parcheggio. Masca è piccola e gli spazi per lasciare l’auto non sono molti, quindi arrivare con i mezzi o evitare le ore di punta può rendere la visita molto più piacevole.

Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
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Los Gigantes: le scogliere più spettacolari di Tenerife.

Dopo Masca, continuerei il viaggio verso un altro luogo che per me racconta benissimo la grandezza naturale di Tenerife: Los Gigantes. Il nome, in questo caso, non è affatto esagerato. Gli Acantilados de Los Gigantes sono enormi pareti rocciose che scendono quasi a picco nell’Atlantico, creando uno dei paesaggi costieri più impressionanti dell’isola.

La prima volta che li ho visti, ho avuto proprio la sensazione di trovarmi davanti a qualcosa di smisurato. Sono mura naturali altissime, scure, verticali, modellate dal tempo e dall’oceano. C’è una forza silenziosa in quel punto dell’isola, un contrasto bellissimo tra la roccia scura, il blu profondo del mare e le barche che sembrano piccolissime ai piedi delle pareti.

Uno dei modi più semplici per vedere Los Gigantes è arrivare al porto o fermarsi nei punti panoramici della zona. Già da lì la vista è bellissima, soprattutto nelle giornate limpide, quando la luce mette in risalto le forme della roccia. Anche la Playa de los Guíos è un buon punto di osservazione: è una piccola spiaggia di sabbia scura, raccolta proprio ai piedi delle scogliere, da cui si ha una prospettiva molto suggestiva.

Secondo me, però, il modo più emozionante per vivere Los Gigantes è dal mare. Le escursioni in barca partono spesso dal porto della zona e permettono di avvicinarsi alle scogliere, osservandole dal basso. È lì che si percepisce davvero la loro imponenza.

Icod de los Vinos e Garachico: il nord di Tenerife tra alberi antichi, vino e lava.

Due tappe che secondo me stanno benissimo insieme sono Icod de los Vinos e Garachico, perché sono vicine tra loro e raccontano due anime diverse ma complementari dell’isola.

Abbiamo fatto la prima sosta a Icod de los Vinos, una cittadina tranquilla, famosa soprattutto per il suo albero più iconico. Il Drago Millenario è uno dei simboli naturali di Tenerife e, anche se lo avevo visto tante volte in foto, dal vivo mi ha fatto un effetto diverso. Ha una presenza quasi solenne. Il tronco massiccio, la chioma ampia e irregolare, il modo in cui sembra occupare lo spazio senza bisogno di imporsi, tutto contribuisce a renderlo speciale.

Il nome “millenario” è affascinante, anche se l’età esatta dell’albero non è certa. Il Drago si trova all’interno del Parque del Drago, un piccolo giardino botanico dove si può passeggiare con calma tra piante locali e scorci verdi. Io ti consiglio di entrare se hai tempo, perché vedere l’albero da vicino permette di coglierne meglio le proporzioni e di dedicargli l’attenzione che merita (ingresso 6 euro).

Il centro di Icod merita una passeggiata lenta, senza aspettarsi grandi monumenti ma lasciandosi guidare dall’atmosfera. Il nome stesso della cittadina racconta il legame con la tradizione vinicola, e infatti questa zona è storicamente associata al vino e ai prodotti della terra. Camminando nei dintorni di Plaza Andrés de Lorenzo Cáceres si incontrano scorci piacevoli, case tradizionali, balconi in legno e piccoli angoli dove fermarsi per bere qualcosa o assaggiare un prodotto locale.

Dopo Icod, ci siamo spostati verso Garachico, che si trova a breve distanza ed è uno dei borghi più affascinanti del nord di Tenerife. Garachico ha una storia particolare, segnata in modo profondo dalla natura vulcanica dell’isola. In passato fu uno dei porti più importanti di Tenerife, fino a quando una grande eruzione all’inizio del Settecento cambiò per sempre il suo destino, distruggendo il porto e modificando il rapporto del paese con il mare.

Questa storia, secondo me, si percepisce ancora oggi. Garachico non ha un fascino perfetto e levigato, ma qualcosa di più intenso: è un borgo che porta addosso la memoria della lava e, proprio per questo, sembra ancora più autentico. Passeggiando per il centro, tra piazze, chiese, vicoli e case colorate, ho avuto la sensazione di trovarmi in un luogo che non ha dimenticato ciò che è stato, ma ha saputo trasformarlo in identità.

Il punto più famoso di Garachico sono le piscine naturali di El Caletón, formate dalla roccia lavica e riempite dall’acqua dell’oceano. Quando il mare è calmo, sono uno dei posti più belli dove fare il bagno nel nord di Tenerife: l’acqua entra tra le rocce, crea pozze naturali e regala un’esperienza molto diversa dalle classiche spiagge. Io le trovo perfette per capire quanto la lava abbia modellato non solo l’interno dell’isola, ma anche la sua costa. Bisogna però fare attenzione: l’oceano a Garachico può essere forte e le piscine naturali non sono sempre accessibili in sicurezza.

Oltre a El Caletón, Garachico merita tempo per il suo centro storico. Mi è piaciuto camminare nella zona di Plaza de la Libertad, osservare gli edifici storici, le facciate colorate, i balconi e quell’atmosfera un po’ sospesa che hanno certi paesi del nord. È una tappa che invita a rallentare: non bisogna attraversarla di fretta solo per vedere le piscine naturali, perché il borgo in sé è una delle sue parti più belle.

NOTA BENE: se non sei automunito, puoi visitare Icod, Garachico ed il Teide semplicemente acquistando un’escursione organizzata che include il  trasporto!
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
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Parco Rurale di Anaga, miradores e Taganana: la Tenerife più verde e selvaggia.

Se il Teide racconta l’anima vulcanica dell’isola, Anaga ne mostra una completamente diversa: più verde, più umida, più silenziosa, quasi primordiale. Qui l’isola cambia voce, rallenta, si copre di boschi e sembra diventare improvvisamente più antica. Uno degli elementi più particolari di Anaga è la laurisilva, una foresta umida e antichissima che regala al parco un’atmosfera quasi fiabesca. Camminare tra questi alberi, con i rami coperti di muschio e l’umidità nell’aria, è un’esperienza completamente diversa, sembra quasi di trovarsi in un bosco fuori dal tempo, dove il rumore della costa e delle città resta lontanissimo.

Per iniziare a scoprire questa zona, io mi fermerei nei suoi miradores. Il Mirador de Jardina, ad esempio, è perfetto se arrivi da San Cristóbal de La Laguna. Da qui lo sguardo si apre sulla valle, sui campi coltivati e, nelle giornate limpide, anche sul profilo del Teide in lontananza. Un’altra sosta che consiglio è il Mirador Cruz del Carmen, uno dei più conosciuti del parco. Mi è piaciuto perché non è solo un punto panoramico, ma anche una porta d’accesso alla foresta. Da questa zona partono diversi sentieri, tra cui percorsi brevi perfetti se vuoi camminare nella laurisilva senza affrontare un trekking troppo impegnativo. Tra i miradores più suggestivi in assoluto però, inserirei il Pico del Inglés. La strada per arrivarci è già parte dell’esperienza, stretta e immersa nel verde, con quella sensazione un po’ misteriosa che Anaga sa creare così bene. Per me è stato come guardare le montagne su tela.

Se hai voglia di aggiungere una passeggiata semplice, puoi valutare il Sendero de los Sentidos, uno dei percorsi più accessibili della zona. È un sentiero breve, ma permette di entrare nel cuore più verde di Anaga, ascoltare i rumori del bosco, osservare la vegetazione da vicino e percepire quel clima umido e sospeso che rende questa parte dell’isola così particolare.

Dopo i miradores e la zona più alta del parco, io proseguirei verso Taganana, un piccolo borgo incastonato tra i rilievi, con case bianche, terrazzamenti e un’atmosfera lenta, quasi appartata. A me Taganana ha dato l’impressione di essere un paese ai margini, non in senso negativo, ma nel modo più bello possibile: ai margini del traffico, del turismo più veloce, delle zone costruite per essere immediatamente comode. Qui tutto sembra più ruvido e più vero.

Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
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Santa Cruz, San Cristóbal de La Laguna e Puerto de la Cruz: tre volti diversi della Tenerife urbana.

Santa Cruz de Tenerife, San Cristóbal de La Laguna e Puerto de la Cruz sono tre città molto diverse tra loro.

Santa Cruz de Tenerife, la capitale dell’isola, è una città luminosa, ampia, affacciata sul porto, con negozi, viali, musei, caffè e spazi dove si percepisce un ritmo più locale. A Santa Cruz ci siamo fermati a Plaza de España, il grande spazio centrale vicino al mare, e poi abbiamo fatto una passeggiata verso il centro, passando per il Mercado de Nuestra Señora de África. Io amo molto i mercati quando viaggio, perché raccontano un posto in modo immediato: i prodotti sui banchi, le voci, la frutta tropicale, il pesce, i piccoli bar frequentati da chi vive lì. Se vuoi aggiungere una tappa architettonica più moderna, puoi raggiungere anche l’Auditorio de Tenerife, uno degli edifici più riconoscibili della città, con la sua forma scenografica vicino all’oceano.

A poca distanza da Santa Cruz si trova San Cristóbal de La Laguna, che per me è una delle città più belle di Tenerife. Qui l’atmosfera cambia, la città è più raccolta, più storica, più elegante. Il suo centro è perfetto da girare a piedi, tra strade colorate, palazzi antichi, cortili nascosti, chiese e case tradizionali con balconi in legno. È una città che mi ha dato subito una sensazione diversa rispetto alla capitale: meno frenetica, più lenta, quasi sospesa in una luce morbida. Camminando per il centro, soprattutto lungo Calle San Agustín e nelle vie vicine, si incontrano facciate colorate, portoni in legno, patios interni e dettagli architettonici che raccontano una storia lunga e molto legata anche ai rapporti tra le Canarie e il mondo latinoamericano. Tra le tappe da non perdere a La Laguna inserirei Plaza del Adelantado, la Cattedrale, la Chiesa de la Concepción e le vie del centro storico. Ma, più dei singoli monumenti, quello che mi è rimasto è l’insieme: l’armonia delle strade, i colori delle case, l’aria più fresca rispetto alla costa e quella sensazione di città vissuta ma ancora profondamente legata alla sua storia.

Poi c’è Puerto de la Cruz, la località del nord in cui si sente più forte il legame con l’oceano. Non ha l’atmosfera patinata di alcune zone turistiche del sud: è turistica, certo, ma conserva un’identità più storica, più canaria, più legata alla costa settentrionale dell’isola. Qui abbiamo passeggiato sul lungomare, ed una delle zone più piacevoli è quella intorno al porto e a Plaza del Charco, dove si trovano locali, ristoranti e un’atmosfera vivace ma non eccessiva.

La Orotava: balconi in legno, giardini e atmosfera canaria.

La Orotava si trova nel nord dell’isola, nell’omonima valle, non lontano da Puerto de la Cruz, ed è una tappa perfetta se vuoi scoprire una Tenerife meno legata al turismo balneare.

Il centro si sviluppa in salita, con strade acciottolate, case storiche, scorci improvvisi e viste che, nelle giornate limpide, arrivano fino all’oceano o verso il profilo del Teide. Il luogo più famoso da vedere è sicuramente la Casa de los Balcones, uno degli edifici simbolo della città che permette di osservare da vicino uno degli elementi più caratteristici dell’architettura tradizionale canaria: i balconi in legno lavorato. Sono dettagli che si ritrovano anche in altri centri storici dell’isola, ma qui diventano quasi il segno distintivo del paese. La casa ospita anche spazi dedicati all’artigianato locale, quindi può essere una sosta interessante se vuoi portare a casa qualcosa di più autentico rispetto ai soliti souvenir.

Subito dopo abbiamo passeggiato nel centro storico, soprattutto tra le strade attorno alla Chiesa de la Concepción, uno degli edifici religiosi più importanti di La Orotava. La sua facciata e le sue torri si inseriscono bene nell’atmosfera del paese, e la piazza intorno è piacevole per fermarsi qualche minuto. Un’altra tappa che mi è piaciuta molto sono i Giardini Victoria, conosciuti anche come Jardines del Marquesado de la Quinta Roja. Sono giardini terrazzati, curati, con vialetti, fontane, fiori e punti panoramici sul centro e sulla valle.

Le spiagge più famose di Tenerife: sabbia dorata, mare del sud e scenari vulcanici.

Anche se Tenerife mi ha colpita soprattutto per i suoi paesaggi naturali, i vulcani, le foreste e i borghi del nord, sarebbe impossibile parlare di cosa vedere a Tenerife in 5 giorni senza dedicare spazio alle sue spiagge.

La più famosa è sicuramente Playa de Las Teresitas, vicino a Santa Cruz de Tenerife. È una spiaggia molto diversa da molte altre dell’isola, perché ha sabbia chiara e un aspetto quasi caraibico, con palme, montagne alle spalle e mare generalmente più tranquillo grazie alla protezione della baia.

Nel sud dell’isola, invece, una delle zone più conosciute è Playa de Las Américas. Qui il paesaggio cambia completamente: siamo nella Tenerife più turistica, vivace e attrezzata, con hotel, ristoranti, locali, negozi e lungomare sempre animato. Non è il luogo che sceglierei se cerchi silenzio e natura incontaminata, ma ha il vantaggio di essere comodo, pieno di servizi e perfetto se vuoi alternare mare, aperitivi, vita serale e attività acquatiche.

Sempre nel sud, ti consiglio anche a Playa del Duque, nella zona di Costa Adeje. È una spiaggia elegante, curata, con sabbia chiara, stabilimenti, ristoranti e un’atmosfera più raffinata rispetto ad altre località vicine.

Per vedere una Tenerife completamente diversa, invece, ti consiglio Playa Jardín, a Puerto de la Cruz. Qui la sabbia è nera, il mare ha un carattere più atlantico e il paesaggio è molto diverso dalle spiagge dorate del sud. Il nome deriva dai giardini che accompagnano la spiaggia, e l’insieme è davvero particolare: vegetazione, sabbia vulcanica, oceano e il profilo urbano di Puerto de la Cruz.

Se ami i paesaggi selvaggi, una delle spiagge più belle da vedere è Playa de Benijo, nel Parco Rurale di Anaga. Io la considero più una spiaggia da contemplare che da vivere in modo classico. La sabbia scura, i faraglioni, le montagne alle spalle e le onde dell’Atlantico creano uno scenario potentissimo, soprattutto al tramonto. Non è la spiaggia più comoda, né quella che consiglierei per una giornata di mare spensierata, ma è una delle più emozionanti dal punto di vista paesaggistico. Qui bisogna fare attenzione alle correnti e alle condizioni del mare, ma anche solo arrivare per guardarla vale il viaggio.

Tra le spiagge più famose di Tenerife citerei anche Playa de los Cristianos, molto comoda e centrale, adatta a chi cerca servizi e una posizione facile, e Playa de la Tejita, più naturale e aperta, dominata dalla sagoma della Montaña Roja. Quest’ultima mi piace perché ha un aspetto meno costruito rispetto alle spiagge più turistiche del sud, pur restando abbastanza accessibile. È una buona scelta se vuoi una spiaggia ampia, ventilata e con un paesaggio più essenziale.

Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida
Cosa vedere a Tenerife in 5 giorni, la guida

Cosa e dove mangiare a Tenerife?

A Tenerife ho mangiato piatti semplici, saporiti e molto legati alla terra. La cucina canaria non è una cucina complicata o costruita per stupire a tutti i costi: è concreta, generosa, fatta di patate, salse, formaggi, pesce fresco, carne, legumi, gofio e prodotti locali. Mi è piaciuta proprio per questo, perché racconta bene il carattere dell’isola: un po’ contadino, un po’ marinaro, con sapori decisi ma mai troppo elaborati. In particolare, a Tenerife non puoi perderti questi piatti:

  • Papas arrugadas con mojo. Si tratta di piccole patate cotte con la buccia in acqua molto salata, fino a diventare leggermente “rugose”. Di solito vengono servite con il mojo rojo e il mojo verde, due salse tipiche canarie: una più intensa e speziata, l’altra più fresca ed erbacea.
  • Gofio. È uno degli ingredienti più antichi della cucina delle Canarie. Si tratta di una farina di cereali tostati, usata in tanti modi diversi: nelle zuppe, negli impasti, nei dolci o nella versione più tradizionale del gofio escaldado, preparato con brodo caldo. È un sapore particolare, rustico.
  • Queso asado. È formaggio grigliato, spesso servito con mojo o con confetture locali. Io l’ho trovato uno degli antipasti più piacevoli da ordinare, soprattutto nei ristoranti tradizionali o nei guachinche.
  • Almogrote. Anche se è più tipico della vicina La Gomera, a Tenerife si trova abbastanza facilmente. È una crema intensa a base di formaggio stagionato, peperoni e spezie, da mangiare con il pane.
  • Conejo en salmorejo. Coniglio marinato e cucinato con una salsa saporita a base di aglio, spezie, vino e aromi. È un piatto rustico, molto da taverna, perfetto se vuoi provare qualcosa di davvero locale.
  • Ropa vieja canaria. È un piatto ricco e casalingo, preparato di solito con carne sfilacciata, ceci, patate e verdure. Il nome significa “vestiti vecchi”, ma non lasciarti ingannare: è uno di quei piatti sostanziosi e pieni di sapore che sanno proprio di cucina di casa.
  • Potaje de berros. È una zuppa di crescione, spesso arricchita con patate, legumi o carne. Mi piace citarla perché mostra un lato diverso della cucina di Tenerife: non solo carne alla griglia e patate, ma anche piatti caldi, contadini, perfetti nelle zone più fresche del nord.

Se vuoi bere qualcosa di locale, io proverei almeno una volta un vino di Tenerife, soprattutto nelle zone del nord legate alla tradizione vinicola, come La Orotava, Tacoronte o Icod de los Vinos. In alternativa, puoi assaggiare anche il barraquito, un caffè stratificato molto amato alle Canarie, preparato con latte condensato, caffè, liquore, scorza di limone e cannella. È dolce, scenografico e decisamente da provare.

Tra i posti che consiglierei per assaggiare piatti tipici locali ci sono La Hierbita, a Santa Cruz de Tenerife, un ristorante storico e accogliente dove provare cucina canaria in pieno centro; El Calderito de la Abuela, a Santa Úrsula, ideale se vuoi mangiare piatti tradizionali con una bella vista sulla valle e sul mare; e un guachinche nella zona nord, soprattutto tra La Orotava, Santa Úrsula e Tacoronte, se vuoi vivere un’esperienza più rustica e locale. I guachinche sono locali semplici, nati tradizionalmente per servire vino della casa accompagnato da pochi piatti tipici: non aspettarti ambienti eleganti, ma porzioni generose, cucina casalinga e atmosfera molto autentica. Se invece ti trovi nel sud e vuoi un posto particolare, puoi considerare anche Restaurante El Cordero, a San Miguel de Abona, famoso per la carne alla brace e per l’ambientazione immersa nel verde, tra piante e banani.

BUON VIAGGIO!

Liz

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Autore

Liz, cuore zingaro, anima zen. Travel content creator, web writer, SMM. Vagabondo nel Mondo, racconto luoghi e itinerari, ma racconto anche le mie radici, la mia Puglia, che amo. Viaggio con il mio compagno Marcello ed i nostri piccoli India, Tiago e Ambra, i nostri figli. Credo fortemente che il viaggio e la natura siano per loro la migliore scuola senza mura in assoluto. Siamo wild & eco-friendly!

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