Visita la Grotta Vrelo in Macedonia del Nord, nel Canyon Matka: storia, studi scientifici, esplorazioni subacquee, giro in barca e come arrivare da Skopje.

Non sempre, quando entro in una grotta, ho la sensazione di stare osservando soltanto una piccola parte di qualcosa di molto più grande. Alla Grotta Vrelo in Macedonia del Nord è esattamente quello che succede: si arriva in barca attraversando l’acqua quieta del Canyon Matka, si mette piede in un ambiente fatto di roccia calcarea, riflessi e concrezioni, eppure la parte realmente visibile ai visitatori è solo il margine accessibile di un sistema che continua in profondità, sotto il livello dell’acqua.

È questa la cosa che mi ha incuriosita di più. Vrelo non è una grotta che si lascia raccontare soltanto attraverso le sue stalattiti o attraverso la bellezza del tragitto in barca. La sua identità è legata a ciò che non si vede: ai condotti sommersi, alle immersioni estreme, alle mappe costruite poco a poco dagli speleosubacquei, agli studi sull’acqua e sui microrganismi che vivono in un ambiente freddo, buio e apparentemente inaccessibile.

Arrivandoci, il primo impatto è quello di un luogo estremamente scenografico. Il lago del Canyon Matka scorre tra pareti rocciose ripide, il verde sembra occupare ogni fessura possibile e le piccole barche avanzano lentamente verso l’ingresso della grotta. Ma Vrelo è molto più di una bella escursione da inserire durante un viaggio a Skopje. È un luogo in cui geologia, ricerca scientifica ed esplorazione subacquea si intrecciano ancora oggi, perché il suo fondo non è stato definitivamente raggiunto e la sua forma completa non è ancora conosciuta.

In questa guida voglio raccontarti la Grotta Vrelo, la sua origine all’interno del Canyon Matka, la storia delle esplorazioni che hanno tentato di misurarne la profondità, gli studi scientifici condotti sulle sue acque e tutte le informazioni utili per raggiungerla e visitarla partendo da Skopje.

Buona lettura!

***Ciao, mi presento! Sono Liz, un’anima zen, una gipsy. Travel blogger e content creator dal 2016. Viaggio principalmente on the road e prediligo soggiorni wild e itinerari naturalistici. Viaggio con Marcello e i miei tre bimbi: India, Tiago e Ambra. Siamo Pugliesi, raccontiamo tanto le nostre radici e anche i viaggi all around. Puoi seguire le nostre avventure nel Mondo sul nostro profilo Instagram I VIAGGI DI LIZ!***

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Canyon Matka - Grotta Vrelo: storia, esplorazioni e come visitarla da Skopje
Canyon Matka – Grotta Vrelo: storia, esplorazioni e come visitarla da Skopje

Dove si trova la Grotta Vrelo

La Grotta Vrelo si trova nel Canyon Matka, a circa 15 chilometri a sud-ovest di Skopje, capitale della Macedonia del Nord. Il canyon è attraversato dal fiume Treska e oggi appare in gran parte occupato dalle acque del Lago Matka, il bacino artificiale creato nel Novecento con la costruzione della diga di Sant’Andrea.

La grotta si apre lungo il lato destro del canyon, in una zona che per un visitatore comune non si raggiunge proseguendo semplicemente a piedi lungo il sentiero principale. Per arrivarci bisogna attraversare il lago in barca, ed è proprio questo avvicinamento dall’acqua a rendere l’esperienza così particolare.

L’ingresso della grotta si trova sollevato rispetto al livello del lago e conduce alla parte visitabile, attrezzata per consentire l’accesso ai visitatori. Al suo interno si osservano sale calcaree, concrezioni naturali e piccoli specchi d’acqua sotterranei. Al di sotto e oltre il percorso aperto al pubblico, però, si sviluppa il settore sommerso che ha reso Vrelo famosa nel mondo della speleologia subacquea.

L’origine della Grotta Vrelo: acqua, calcare e tempo

Per capire come sia nata la Grotta Vrelo bisogna osservare il paesaggio del Canyon Matka. Qui il fiume Treska ha inciso nel corso del tempo un ambiente dominato da rocce calcaree. Il calcare, a contatto con l’acqua leggermente acida proveniente dalle precipitazioni e dal terreno, viene lentamente dissolto. È un processo lentissimo, ma capace di aprire fratture, scavare condotti, creare gallerie e alimentare sistemi sotterranei complessi.

Vrelo appartiene a questo paesaggio carsico. La sua storia non si misura quindi in decenni o in secoli, ma in tempi geologici lunghissimi, durante i quali l’acqua ha trovato passaggi nella roccia e li ha progressivamente ampliati. Le forme che oggi si vedono all’interno della grotta, come stalattiti, stalagmiti e colate calcaree, sono il risultato dello stesso processo: l’acqua deposita minuscole quantità di minerale, goccia dopo goccia, fino a costruire strutture che sembrano immobili ma che in realtà continuano a trasformarsi.

Una delle concrezioni più conosciute della Grotta Vrelo è una grande formazione centrale soprannominata Pine Cone, cioè pigna o cono di pino, proprio per la sua forma. È uno degli elementi più facilmente riconoscibili durante la visita e contribuisce a rendere l’interno della grotta scenografico anche per chi non ha particolari conoscenze geologiche.

All’interno di Vrelo si trovano anche due laghi sotterranei. La loro presenza fa capire immediatamente quanto questa cavità sia legata all’acqua: non si tratta semplicemente di una grotta asciutta decorata da concrezioni, ma di un sistema in cui la parte emersa e quella sommersa convivono. È proprio questa natura anfibia, a metà tra grotta visitabile e abisso ancora da comprendere, ad aver attirato l’attenzione degli esploratori.

Il Canyon Matka e il lago artificiale che ha cambiato il paesaggio

La grotta è il risultato di fenomeni naturali, ma il paesaggio attraverso cui oggi la si raggiunge è stato modificato in modo decisivo dall’intervento umano. Nel 1938, la costruzione della diga di Sant’Andrea sul fiume Treska portò alla formazione del Lago Matka, considerato il più antico lago artificiale della Macedonia del Nord.

Prima della diga, il fiume attraversava il canyon in una forma diversa da quella che si osserva oggi. La presenza del bacino ha trasformato la gola in un ambiente navigabile, permettendo nel tempo di raggiungere la Grotta Vrelo con piccole imbarcazioni. Oggi il viaggio in barca sembra appartenere naturalmente al paesaggio, ma è anche il risultato di questa trasformazione novecentesca.

Il Lago Matka non ha cancellato la natura del canyon: al contrario, l’ha resa accessibile in un modo nuovo. Navigando verso Vrelo, si passa accanto a pareti calcaree coperte di vegetazione, insenature silenziose e tratti in cui l’acqua assume un colore verde scuro, quasi compatto. La sensazione è quella di allontanarsi progressivamente dalla città, anche se Skopje si trova a pochissima distanza.

La Grotta Vrelo è davvero la più profonda del mondo?

Intorno alla Grotta Vrelo circola spesso una frase molto affascinante: sarebbe la grotta sommersa più profonda del mondo. È un’affermazione che compare in numerosi racconti turistici e talvolta anche in descrizioni promozionali, ma va trattata con cautela.

Quello che è certo è che il sistema sommerso di Vrelo è eccezionalmente profondo e che la sua esplorazione non è conclusa. Per diversi anni la grotta è stata studiata da squadre internazionali di speleosubacquei, che hanno progressivamente spinto più in basso il limite conosciuto. Il fondo, però, non è stato definitivamente individuato.

La profondità pubblicamente documentata con maggiore chiarezza è quella raggiunta nel 2017 dal subacqueo polacco Krzysztof Starnawski, che scese fino a 240 metri ed esplorò ulteriori tratti precedentemente sconosciuti. Il fatto che nemmeno quell’immersione abbia raggiunto il termine della cavità lascia aperta la possibilità che Vrelo prosegua ancora molto più in profondità.

In passato sono state diffuse stime superiori, comprese ipotesi che indicavano una profondità potenziale oltre i 300 metri. Sono ipotesi legate alla struttura rilevata durante le immersioni e al fatto che i pozzi sommersi continuavano oltre i limiti raggiunti dagli esploratori. Tuttavia, finché una profondità non viene effettivamente percorsa, mappata e documentata, è più corretto parlare di una delle cavità sommerse più profonde e interessanti d’Europa, senza attribuirle record definitivi.

Questa prudenza non rende Vrelo meno straordinaria. Anzi, sapere che la sua misura completa resta ancora aperta rende il luogo ancora più affascinante. La grotta che i visitatori vedono durante una breve escursione in barca è la porta d’ingresso di un ambiente che continua in una dimensione estrema, accessibile solo a pochissimi specialisti.

Grotta Vrelo: storia, esplorazioni e come visitarla da Skopje
Grotta Vrelo: storia, esplorazioni e come visitarla da Skopje

La storia delle esplorazioni della Grotta Vrelo

La storia moderna della Grotta Vrelo è legata soprattutto al desiderio di comprenderne il settore sommerso.

Un momento importante nella conoscenza scientifica della grotta risale alla Matka 2000 Expedition. Durante quella spedizione, un team composto da Roger Cossemyns, Pierre Sciulara, Marc Vandermeulen, Frank Vasseur e Martial Wuyts esplorò Vrelo e realizzò una mappa del sistema allora conosciuto. Quella cartografia avrebbe avuto un ruolo importante negli studi successivi, perché forniva una base per localizzare i punti di campionamento e comprendere l’andamento dei condotti sommersi.

Negli anni successivi la grotta attirò l’attenzione dello speleosubacqueo italiano Luigi Casati, uno dei nomi più noti dell’esplorazione subacquea in ambienti ipogei. Nel 2010 Casati raggiunse una profondità di circa 212 metri senza individuare il fondo della cavità. Quella spedizione non fu importante soltanto dal punto di vista sportivo ed esplorativo: durante le immersioni vennero raccolti anche campioni di acqua e sedimenti che permisero di avviare il primo studio scientifico dedicato alla composizione e alla biodiversità microbiologica di Vrelo.

La fase successiva della storia esplorativa è legata a Krzysztof Starnawski, speleosubacqueo polacco noto per immersioni estreme in cavità sommerse. Nel 2017 Starnawski raggiunse la profondità di 240 metri, superando il limite precedentemente documentato e avanzando in una sezione prima inesplorata del sistema. L’immersione consentì di percorrere circa 150 metri aggiuntivi di corridoio, ma non di raggiungere un punto conclusivo.

Questo è forse il dato più significativo della storia di Vrelo: ogni spedizione ha aggiunto un pezzo alla sua conoscenza, senza riuscire a chiuderne definitivamente la mappa.

Cosa significa esplorare una grotta sommersa così profonda

Leggere un numero come 240 metri può sembrare semplice, ma raggiungere una simile profondità all’interno di una grotta sommersa è molto diverso dal fare un’immersione in mare aperto. In una cavità non esiste la possibilità di risalire verticalmente in superficie in caso di emergenza. Il subacqueo deve seguire lo stesso percorso di ingresso per uscire, attraversando passaggi già esplorati, gestendo gas, freddo, attrezzatura, visibilità e lunghi tempi di decompressione.

A Vrelo la difficoltà aumenta perché la grotta non scende semplicemente come un pozzo verticale. Durante l’esplorazione del 2017, Starnawski descrisse un tratto orizzontale molto impegnativo tra circa 230 e 240 metri di profondità, da percorrere con l’aiuto di uno scooter subacqueo. A quella quota, anche un problema tecnico relativamente semplice può trasformarsi in una situazione estremamente seria, perché il rientro richiede tempi lunghi e una pianificazione precisa.

Questo aiuta a capire perché l’esplorazione di Vrelo proceda lentamente. Non è mancanza di interesse e non è assenza di tecnologia: è il risultato della complessità oggettiva di un ambiente in cui ogni nuovo metro deve essere conquistato con attenzione, documentato e valutato in condizioni molto difficili.

Per un visitatore, sapere tutto questo cambia anche il modo di guardare la grotta. Il laghetto interno, le rocce illuminate e l’acqua ferma non sono più soltanto elementi scenografici: sono la soglia visibile di una geografia sommersa che pochi esseri umani hanno davvero attraversato.

Gli studi scientifici sulla Grotta Vrelo

La Grotta Vrelo non è stata studiata soltanto per cercare di determinarne la profondità. Nel 2011 venne pubblicata una ricerca dedicata alle caratteristiche microbiologiche e chimiche dell’acqua e dei sedimenti della grotta. Si trattò del primo studio di questo tipo su Vrelo e rappresentò un passaggio importante, perché spostava l’attenzione dall’esplorazione fisica della cavità alla comprensione del suo ecosistema interno.

I campioni furono raccolti durante una spedizione del luglio 2010 in cinque diversi punti della grotta. Le posizioni non erano tutte vicine all’ingresso: i ricercatori analizzarono campioni raccolti a diverse distanze e profondità, arrivando fino a un punto situato a circa 100 metri di profondità.

Lo studio misurò numerosi parametri dell’acqua, tra cui trasparenza, pH, conducibilità, durezza, presenza di ossigeno, nutrienti, elementi in traccia e alcuni inquinanti organici. Vennero inoltre analizzati i sedimenti e studiati i microrganismi presenti, utilizzando anche tecniche molecolari basate sul sequenziamento del gene 16S rRNA, uno degli strumenti più utilizzati per identificare e confrontare batteri.

I risultati furono interessanti proprio perché non restituivano un quadro semplicistico. Considerando molti parametri fisici e chimici, l’acqua appariva di ottima qualità e rientrava nella classe più elevata prevista dalla normativa macedone utilizzata nello studio. Tuttavia, l’analisi microbiologica individuò batteri coliformi totali e fecali nei campioni esaminati. Dal punto di vista microbiologico, quindi, quell’acqua venne classificata come non adatta al consumo potabile.

I ricercatori rilevarono inoltre indizi di possibile collegamento tra le acque della grotta e acque superficiali. La presenza di alcuni nutrienti, di materiale organico e di tracce di sostanze inquinanti suggeriva che Vrelo non fosse un ambiente completamente isolato dal mondo esterno. Questo aspetto è particolarmente interessante, perché una grotta può apparire remota e protetta, ma il sistema idrico che la alimenta può risentire di ciò che avviene in superficie anche a distanza.

Lo studio identificò 23 ceppi batterici isolati da acqua e sedimento. La maggior parte apparteneva al genere Bacillus, microrganismi capaci di vivere in condizioni ambientali difficili. In un caso, i dati raccolti non furono sufficienti a identificare con sicurezza il ceppo analizzato, lasciando aperta la necessità di ulteriori studi.

Cosa si vede visitando la Grotta Vrelo

Dopo aver letto delle immersioni estreme e delle profondità sommerse, è importante chiarire cosa si può effettivamente vedere durante una visita turistica. Non si entra naturalmente nelle sezioni esplorate dai subacquei e non si percorrono condotti subacquei. La visita riguarda la parte accessibile della grotta, raggiungibile dopo la traversata in barca sul Lago Matka.

Una volta sbarcati, si sale verso l’ingresso della cavità e si entra in un ambiente illuminato, attrezzato con passaggi per i visitatori. L’interno presenta concrezioni calcaree, pareti dalle forme irregolari e giochi di riflessi creati dalla presenza dell’acqua. La grande formazione chiamata Pine Cone è uno degli elementi più riconoscibili, insieme ai laghi sotterranei che contribuiscono a dare alla grotta un’atmosfera particolare.

La visita non è lunghissima e Vrelo non va immaginata come una successione infinita di sale percorribili a piedi. La parte più coinvolgente dell’esperienza è data dall’insieme: la navigazione attraverso il canyon, l’arrivo a un ingresso raggiungibile dall’acqua, il contrasto tra la luce esterna e l’interno più fresco e umido della grotta, e la consapevolezza che sotto quella superficie esiste un sistema molto più profondo.

Grotta Vrelo: storia, esplorazioni e come visitarla da Skopje
Grotta Vrelo: storia, esplorazioni e come visitarla da Skopje

Come raggiungere la Grotta Vrelo da Skopje

Per arrivare alla Grotta Vrelo bisogna prima raggiungere il Canyon Matka. Il canyon si trova a poca distanza da Skopje e rappresenta una delle escursioni più semplici da organizzare partendo dalla capitale della Macedonia del Nord.

Chi desidera muoversi con maggiore comodità può raggiungere Matka in taxi oppure con un trasferimento organizzato. La distanza dal centro di Skopje è contenuta e questa soluzione permette di gestire la visita senza dipendere dagli orari dei mezzi pubblici, soprattutto se si vuole arrivare la mattina presto o fermarsi fino al pomeriggio.

In alternativa, è possibile raggiungere Matka con il trasporto pubblico di Skopje. La linea da cercare è il bus numero 60, che collega l’area urbana alla zona di Matka. Prima di partire conviene però controllare gli orari aggiornati sul sito o sull’app ufficiale del trasporto pubblico JSP Skopje, perché frequenze, punti di partenza e corse possono cambiare, soprattutto nei giorni festivi o in periodi particolari dell’anno.

Una volta arrivati al Canyon Matka, bisogna dirigersi verso la zona del lago e dell’area ristorante, dove partono le piccole imbarcazioni dirette alla grotta. Per un visitatore comune, la Grotta Vrelo si raggiunge via acqua: non è una tappa che si raggiunge semplicemente continuando la passeggiata lungo il sentiero principale del canyon.

Il tragitto in barca fino all’area della grotta dura indicativamente una ventina di minuti per tratta, mentre l’esperienza complessiva, comprendendo navigazione, sbarco e visita, occupa in genere circa un’ora. I tempi possono naturalmente variare in base all’operatore, al periodo dell’anno, all’affluenza e alle condizioni del lago.

BUON VIAGGIO!

Liz

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Autore

Liz, cuore zingaro, anima zen. Travel content creator, web writer, SMM. Vagabondo nel Mondo, racconto luoghi e itinerari, ma racconto anche le mie radici, la mia Puglia, che amo. Viaggio con il mio compagno Marcello ed i nostri piccoli India, Tiago e Ambra, i nostri figli. Credo fortemente che il viaggio e la natura siano per loro la migliore scuola senza mura in assoluto. Siamo wild & eco-friendly!

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