Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida definitiva per una visita completa alla città. Diario di viaggio a Tashkent.

Oggi ospitiamo sul blog Francesca Rossi, una pazzerella anima vagante (e solitaria) partita ad Ottobre 2019 per Slovacchia, Islanda, Corea del Sud, Vietnam, Corea del Nord, Cina, Kazakistan e Uzbekistan. A causa del Covid-19, a Marzo 2020 è dovuta rientrare in Italia. Augurandole di tornare “sulla strada” al più presto possibile, oggi pubblichiamo il suo delizioso ed emozionante diario di viaggio in Uzbekistan, più precisamente a Tashkent, la capitale. Un interessante reportage di viaggio in Asia Centrale, sulla Via della Seta. Trovate Francesca su Instagram come @francisporelmundo. Buona lettura 🙂 Liz

Era un grigia domenica di Febbraio quando decisi che era giunta l’ora di raggiungere la terra del plov e di Samarcanda, l’Uzbekistan. Mi trovavo a Shymkent (capitale della cultura kazaka) e l’Uzbekistan era lì a pochi chilometri di distanza da me, eppure… non sempre le cose vanno per il verso giusto.

La mattinata non era iniziata nei migliori dei modi: un giovane taxista aveva sbagliato strada diverse volte prima di raggiungere la stazione dei bus corretta; in Asia Centrale però, lo ammetto, sono dei veri galantuomini, malgrado il mio zaino fosse quasi più grande del corpicino esile di Timur, il giovane autista mi diede una mano a caricare il mio fardello all’interno della mrschrutka.

Cos’è una mrschrutka?

Non è semplicemente un minibus risalente all’epoca di Breznez, ma una vera esperienza da vivere.

In Kazakistan, così come in altri Paesi post sovietici, non esistono regole scritte o orari prestabiliti: si parte soltanto quando il veicolo ha raggiunto la sua capacità massima. Dopo mezz’ora d’attesa, la precaria mrschrutka lasciò il piazzale e iniziò la sua folle corsa verso l’ultimo villaggio in territorio kazako prima della dogana.

Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida
Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida

Dopo quasi due ore di viaggio, la mrschrutka raggiunse un caotico mercato all’aria aperta: il fumo spesso e aromatico degli spiedini di montone mi fece lacrimare gli occhi, il fango rallentava il mio passo e alcuni uomini mi guardavano incuriositi. Cambiai qualche soldo in valuta uzbeka (un euro corrisponde all’incirca a 10.000 Som) presso un banchetto improvvisato presidiato da una бабушка (“nonna” in russo) possente.

Dopo questa breve operazione mi diressi con passo spedito e sicuro verso il controllo passaporti: il doganiere kazako ispezionò scrupolosamente il mio passaporto, e la mia recente visita in Cina pesava come un macigno.

L’uomo mi invitò gentilmente nel suo ufficio per degli accertamenti.

Gli altri doganieri si dimostrarono altrettanto graziosi nei miei confronti. Il signore che aveva ispezionato il mio passaporto s’appartò per delle telefonate, nel frattempo i suoi colleghi mi tartassavano di domande a carattere personale sorseggiando del the nero bollente e mangiucchiando qualche biscottino.

Dopo circa mezz’ora mi comunicano con un ampio sorriso che potevo dirigermi in Uzbekistan. Mi misurarono la febbre, rifiutai gentilmente un paio di proposte di matrimonio e finalmente ero nella magica terra della seta.

Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida

Una folla scalpitante di taxisti attendeva impaziente, e subito venni braccata: dopo una breve contrattazione, ero in viaggio verso il mio ostello. Appena varcata la frontiera, l’Uzbekistan mi sembrava decisamente più ruspante e disordinato rispetto al ruggente e moderno Kazakistan.

Le persone avevano tratti somatici diversi, e bambini rom sparpagliati ovunque ripetevano la stessa litania in un russo stentato per attirare l’attenzione e farsi sganciare qualche soldo.

Nei miei viaggi precedenti in Asia Centrale non avevo mai visto gitani.

La capitale uzbeka, Tashkent, mi accoglieva con i suoi immensi viali e palazzi grigi senza personalità di perfetta matrice sovietica. Tashkent conta oltre due milioni d’abitanti e negli anni Settanta qui venne inaugurata la prima metropolitana in Asia Centrale.

Gli uomini uzbeki hanno fama d’essere loquaci, affabili e anche un po’ ficcanaso: tra una parola e l’altra ero finalmente giunta a destinazione. Art Hostel, gestito in maniera impeccabile da uzbeki d’etnia russa, si trovava in un delizioso quartiere residenziale nel cuore della capitale uzbeka.

Il mio stomaco stava brontolando fragorosamente, così dopo essermi sciolta la treccia ed aver indossato un vestito primaverile mi diressi verso uno dei ristoranti migliori della città: ogni tanto bisogna viziarsi. Malgrado fossero passate le tre del pomeriggio, alcuni avventori erano ancora intenti a ingurgitare cibo e sorseggiare il prelibato the di Tashkent (nero, profumato, con  limone e miele). Il servizio e il cibo del Sal Sal erano eccellenti e molto probabilmente non passavano da quelle parti molti forestieri, perchè avevo origliato una conversazione entusiasta tra camerieri su di me.

Malgrado la temperatura piacevole di quella pigra domenica, il tempo nei giorni seguenti mi avrebbe poi giocato un tiro mancino: l’Uzbekistan gode di 300 giorni di sole l’anno, credo che io mi beccai i restanti giorni di pioggia.

Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida
Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida

Tashkent è una città massiccia e dispersiva, purtroppo complice il maltempo non mi fece impazzire. Eppure Tashkent merita una visita: le sue bellissime stazioni della metropolitana rimaste ferme all’anno 1985, gli immensi mercati (uno fra tutti il Chorsu Bazaar) e le scuole coraniche.

Visitare un mercato in Asia Centrale è una vera e propria esperienza: il profumo celestiale del pane appena sfornato posto all’interno di carrozzine sovietiche per neonati, l’odore pungente della carne d’agnello e le grida dei venditori affiorano nella mia mente. Gli uzbeki sono abili venditori e sarebbero in grado anche di rifilarvi il dente d’oro della nonna scomparsa mezzo secolo fa. La parola d’ordine in Uzbekistan è “contrattare”.

Malgrado non volessi comprare niente, mi ritrovai con un sacchetto traboccante di pane, spezie, frutta secca e the aromatico di Samarcanda: con la loro arte della parola, i furbi esercenti uzbeki tra un “откуда ты?” (da dove vieni?) e un “очень красивый” (molto bella) mi avevano fatto mettere mano al portafoglio.

E cosa mangiare a Tashkent in Uzbekistan?

Una visita a Tashkent non si può definire completa senza assaggiare il leggendario plov: il piatto per eccellenza della cucina uzbeka a base di riso, carote, carne d’agnello e uva passa (il migliore lo si mangia nei mercati, diffidate quello dei ristoranti pettinati).

Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida
Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida
Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: la guida

Non viaggio per vedere bei monumenti o paesaggi da sogno, ma per incontrare persone e conoscere le loro storie di dolore e rivincita.

I giochi di potere del passato hanno portato a convivere sotto il cielo blu uzbeko popolazioni con lingue e tradizioni diverse: uzbeki, tagiki, coreani, russi, kazaki, ucraini, tatari, iraniani creando un colorato mosaico culturale (soltanto per citarne alcuni). Ho sempre amato passeggiare e osservare i tratti somatici delle persone in Asia Centrale: ognuno così diverso e irripetibile.

Studenti sorridenti che passeggiavano indisturbati, belle ragazze con i lunghi capelli d’ebano che ondeggiavano sui tacchi e nonnetti curvi intenti ad assaporare sigarette senza filtro: questa era la quotidianità della capitale uzbeka.

Tashkent è una città apparentemente dinamica, dove però l’Unione Sovietica continua a vivere nella testa dei suoi abitatnti mischiando del misticismo di ritorno islamico.

Tra i suoi abitanti m’imbattei in Olga, una cinquantenne materna, con una risata contagiosa e un interessante patrimonio genetico tataro e ucraino. Olga ha dovuto rimboccarsi le maniche ben presto per poter crescere da sola le sue due figlie, garantendole una buona istruzione e la possibilità di trovare un buon lavoro in Russia (una delle sue ragazze lavora come giornalista a Mosca). Olga convide la stessa sorte di moltissime donne sparse aldilà della cortina di ferro: un misero stipendio dove sognare è difficile e dove i mariti fanno perdere le loro tracce. Malgrado le difficoltà, Olga non ha mai perso il suo spiccato senso dell’umorismo e la gioia di vivere.

Tashkent non è semplicemente un ammasso di condomini grigi e spigolosi, ma soffermandosi un attimo ha un volto estremamente umano.

Basta semplicemente guardare un po’ più in là.
Cosa vedere a Tashkent, in Uzbekistan: diario di viaggio

Informazioni pratiche: cosa vedere a Tashkent in Uzbekistan.

  • Il Bazar Chorsu, un grande mercato dove trovare di tutto.
  • Il parco Alisher Navoi, un grande polmone verde con laghi e cascate.
  • Broadway Street, un vero cuore pulsante di vita e movida che s’illumina alla sera.
  • Mangiare il piatto tipico uzbeko, il plov.
  • La minor Mosque nella città nuova.
  • La scuola coranica Barak Khan nella parte vecchia di Tashkent.

Buon viaggio in Uzbekistan!

Autore

Annalisa, un cuore zingaro ed un’anima vagante. Vagabondo nel Mondo da anni in cerca dell’autenticità dei luoghi e dei popoli, ma nonostante tutto amo la mia calda Puglia. Web writer, storyteller, operatrice dei servizi turistici.

2 Comments

  1. Un bellissimo racconto, scritto davvero bene. L’Uzbekistan, tra l’altro, mi ispira moltissimo già da anni, per tutte le ragioni indicate dall’autrice e per quel fascino che emanano i luoghi non troppo frequentati. Spero di andarci quanto prima!

  2. Sinceramente non avevo mai pensato all’Uzbekistan come meta di un viaggio turistico e culturale e invece, grazie a te, ho visto che offre belle cose da vedere e cose da mangiare. Io mi concentrerei soprattutto sui mausolei e moschee, che trovo veramente belli e sfarzosi

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