Cosa vedere a Portovenere in Liguria, dove mangiare piatti tipici liguri e cosa fare nei dintorni: guida completa.
Siamo stati a Portovenere all’inizio di settembre, in quel momento dell’anno in cui la Liguria sembra sospesa tra estate e autunno. Le giornate sono ancora calde, ma l’aria comincia a essere più leggera; il turismo rallenta e il ritmo torna quello vero, quello dei residenti, dei pescatori che rientrano al porto all’alba, dei gabbiani che planano silenziosi tra le case colorate.
Venivamo da qualche giorno trascorso tra le Cinque Terre, e avevamo deciso di spingerci un po’ più in là, verso il borgo che da tempo sognavamo di vedere: Portovenere. Ne avevamo sentito parlare come di un piccolo gioiello del Golfo dei Poeti.
Siamo arrivati da La Spezia in auto, attraverso un percorso che si snoda tra colline e uliveti. Il percorso è già un assaggio del viaggio: le curve si aprono su scorci di mare improvvisi, terrazze di vigneti, scogliere che sembrano scolpite a mano. Appena scesi, abbiamo sentito il profumo del sale e dell’erba bagnata; davanti a noi, le case color pastello si riflettevano nell’acqua, e la Chiesa di San Pietro spuntava in fondo alla scogliera, come se stesse lì da sempre a proteggere il borgo.
Portovenere ci ha colpiti subito per la sua autenticità. Nonostante sia una meta molto conosciuta, conserva una dimensione intima, genuina. C’è il rumore dei passi sui vicoli in pietra, il suono delle stoviglie dalle finestre aperte, il profumo del pesto che esce dalle cucine. E mentre camminavamo tra le vie, con lo zaino in spalla e la luce di settembre che scaldava le mura, ci siamo resi conto che qui il tempo scorre in modo diverso.
In questo articolo voglio raccontarti cosa vedere a Portovenere, condividendo la nostra esperienza diretta, ma anche qualche consiglio utile per chi desidera esplorarla in modo autentico: i luoghi imperdibili, le escursioni tra le isole, e naturalmente dove fermarsi a mangiare bene.
Buona lettura!
***Ciao, mi presento! Sono Liz, un’anima zen, una gipsy. Travel blogger e content creator dal 2016. Viaggio principalmente on the road e prediligo soggiorni wild e itinerari naturalistici. Viaggio con Marcello e i miei tre bimbi: India, Tiago e Ambra. Siamo Pugliesi, raccontiamo tanto le nostre radici e anche i viaggi all around. Puoi seguire le nostre avventure nel Mondo sul nostro profilo Instagram I VIAGGI DI LIZ!***
Il cuore del borgo: un labirinto di vicoli e profumo di mare.
Abbiamo iniziato la nostra passeggiata dalla Porta del Borgo, l’antico ingresso che introduce nel cuore di Portovenere. Entrando, sembra di attraversare una soglia nel tempo: la strada principale è stretta, pavimentata in pietra, e circondata da case alte e colorate che si stringono una all’altra, come per proteggersi dal vento.
Le botteghe espongono ceramiche, saponi profumati, bottiglie di Sciacchetrà, e persino piccoli limoni canditi. Ogni porta è diversa, ogni finestra è una storia: ci sono anziani seduti sulle soglie, bambini che rincorrono una palla, gatti che sonnecchiano sotto le piante di basilico. Tutto è vivo, vero.
Abbiamo camminato senza meta, fermandoci ogni tanto a guardare il mare tra i vicoli. Il porto è a pochi passi, e il riflesso dell’acqua illumina le facciate delle case come se fosse una seconda luce. Seduti su una panchina, abbiamo semplicemente osservato le barche muoversi lente, ascoltando il rumore dei remi e il chiacchiericcio dei pescatori che sistemavano le reti.
È in questi momenti che Portovenere mostra il suo carattere più autentico: un borgo che vive ancora del mare e non solo di turismo, dove ogni pietra racconta una storia di sale e di pazienza.


La Chiesa di San Pietro e la Grotta di Byron.
Da qualunque punto del borgo la si guardi, la Chiesa di San Pietro attira lo sguardo. Si trova in fondo al promontorio, costruita su una roccia nera che sembra galleggiare tra cielo e acqua. L’abbiamo raggiunta al pomeriggio, quando la luce del sole cala e la pietra si tinge d’oro.
Da vicino è imponente: fasce di marmo bianco e ardesia, archi gotici, piccole finestre che incorniciano il mare. Entrando, il suono delle onde si sente chiaramente, come un respiro profondo. Ci siamo seduti per qualche minuto, in silenzio. Il vento passava dalle fessure, e tutto intorno c’era solo il rumore dell’acqua.
Poco sotto la chiesa si apre la Grotta di Byron, una cavità naturale dove il poeta inglese veniva a nuotare e a scrivere. Da lì partiva spesso per raggiungere Lerici a nuoto, attraversando tutto il golfo. Guardando quell’acqua scura e profonda, abbiamo capito perché: è un luogo che ispira. C’è qualcosa di selvaggio, di puro, che ti spinge a riflettere, a sognare, a restare un po’ di più.


Il Castello Doria e il Santuario della Madonna Bianca.
Poi siamo saliti verso il Castello Doria. La strada si inerpica tra muri di pietra e piante di cappero, e a ogni curva la vista diventa più ampia. Una volta in cima, ci siamo ritrovati davanti a un panorama che toglie il fiato: il borgo sotto di noi, la chiesa in fondo alla scogliera, e le isole Palmaria, Tino e Tinetto adagiate sul mare come piccole gemme.
Il castello è una fortezza medievale costruita dai genovesi, con mura massicce e cortili interni. Camminare tra i suoi bastioni fa sentire la potenza della storia, ma anche la pace che regala l’altezza. Dall’alto, il vento porta l’odore del mare e il suono delle campane. È un posto che invita a restare in silenzio, a guardare.
Poco più su si trova il Santuario della Madonna Bianca, patrona del paese. Ci siamo fermati sulla terrazza davanti alla chiesa, dove ogni 17 agosto i portovenesini accendono migliaia di candele per la festa in suo onore. Anche se non era tempo di celebrazione, abbiamo percepito la devozione che lega gli abitanti a quel luogo: una fede che si mescola con la gratitudine per il mare e per la vita semplice.
Escursioni tra Palmaria, Tino e Tinetto.
Dal molo partono ogni giorno escursioni in barca che portano a scoprire le isole dell’arcipelago: Palmaria, Tino e Tinetto.
Palmaria è l’isola più grande delle tre. Si sale verso il Forte Umberto I, tra pini e macchia mediterranea. Lungo la strada, le viste sul mare sono mozzafiato. Ci siamo fermati su una spiaggetta nascosta, con ciottoli bianchi e acqua trasparente, e abbiamo fatto il bagno in completo silenzio. Navigando si scorge l’isola Tino, accessibile solo in alcune giornate speciali. Lì viveva San Venerio, il patrono del Golfo dei Poeti, e il suo faro domina ancora il mare. Il minuscolo Tinetto, infine, custodisce le rovine di un antico monastero bizantino, circondato dal blu.

Dove e cosa mangiare a Portovenere: Ristorante Il Timone.
Avevamo un desiderio semplice: trovare un posto dove assaggiare i piatti tipici liguri cucinati con amore, come una volta. Ci siamo messi a curiosare tra i vicoli e sul porto, finché non ci siamo imbattuti in due indirizzi che ci hanno conquistati e che vale davvero la pena conoscere: Il Timone e l’Osteria Il Carugio.
Il Ristorante Il Timone, che si trova in Via Olivo 29, ha una storia bellissima. È nato negli anni Sessanta grazie a Marino e Toni, e oggi è la terza generazione della famiglia a portarlo avanti con la stessa passione. L’atmosfera è curata ma familiare, e la cucina è un viaggio nella tradizione ligure rivisitata con gusto. Ci ha colpito sapere che molti ingredienti arrivano direttamente dal loro orto, gli “Orti del Timone”, dove coltivano verdure ed erbe aromatiche che poi finiscono nei piatti. Anche l’olio che usano è prodotto da loro, spremuto a freddo con olive locali.
Nel menu abbiamo trovato tantissimi sapori autentici: la focaccia calda, i muscoli ripieni, la farinata (che si può scegliere con cipolla o stracchino), gli sgabei e i panigacci con il pesto. E poi i dolci, che raccontano il legame con il territorio: gli Scoglietti di Portovenere, dei dolcetti di mandorla che ricordano le forme degli scogli levigati dal mare, e le Paperelle, delle meringhe leggere e bianchissime, create pensando alle onde in tempesta. È uno di quei posti dove ogni dettaglio — dal pane alla bottiglia di vino — parla di Liguria e di famiglia.
Poco più avanti, nei vicoli del centro storico, abbiamo scoperto anche l’Osteria Il Carugio, un locale più intimo e rustico, perfetto se si cerca un’atmosfera tranquilla e genuina. Qui si respira casa. Il menu cambia spesso, ma non mancano mai i piatti della tradizione: le trofie al pesto, i pansoti con salsa di noci, i gattafin fritti, la mesciua e naturalmente le acciughe sott’olio. Il proprietario, Alessandro, ci ha accolti con un sorriso e ci ha raccontato con orgoglio i vini liguri che propone: bianchi freschi, aromatici, ideali per accompagnare i piatti di mare.
Abbiamo lasciato entrambi i locali con la sensazione di aver fatto un piccolo viaggio nel gusto, dentro la vera cucina ligure, quella che nasce dalla terra e dal mare e si tramanda di generazione in generazione. Portovenere ci ha conquistati anche a tavola, e questi due indirizzi sono la prova che, qui, mangiare non è solo un piacere: è un modo per conoscere il cuore autentico del borgo.

Cosa vedere nei dintorni di Portovenere?
Lerici e Tellaro.
La prima escursione che abbiamo fatto è stata a Lerici. Lerici è elegante e colorata, affacciata su una baia perfetta, con il suo castello medievale che domina l’acqua e le barche a vela che punteggiano l’orizzonte. Abbiamo passeggiato lungo il lungomare, tra palme e gelaterie, e ci siamo fermati a bere un caffè in piazza Garibaldi, proprio davanti al porto. Da Lerici abbiamo proseguito verso Tellaro, un minuscolo borgo marinaro che sembra uscito da un quadro. Le case sono ammassate sulla scogliera e i vicoli scendono ripidi fino al mare. È un luogo che conquista per la sua semplicità: il rumore delle onde, le reti stese al sole, il profumo di basilico che arriva dalle finestre. Ci siamo fermati lì al tramonto, a guardare il mare tingersi d’arancio — uno dei momenti più belli di tutto il nostro viaggio.
La Spezia.
Anche La Spezia ci ha sorpresi. Non è solo la città di passaggio per chi va alle Cinque Terre: ha un’anima viva, autentica, e una posizione strategica per esplorare tutta la zona. Ci siamo fermati a passeggiare lungo la Passeggiata Morin, da cui partono i battelli per Portovenere e le isole. Da lì si gode una vista meravigliosa sul Golfo dei Poeti. Nel centro città abbiamo visitato il Museo Navale, che racconta la storia marittima della zona e custodisce antichi strumenti di bordo, modelli di navi e reperti storici. Poi ci siamo spinti fino al Castello San Giorgio, che domina la città dall’alto e regala una vista splendida sul porto. La sera, La Spezia si anima: i ristoranti e i bar nel quartiere Umbertino offrono piatti locali e ottimi vini liguri.
Levanto e le Cinque Terre.
Un’altra escursione che consigliamo assolutamente è quella verso Levanto e le Cinque Terre. Da La Spezia si arriva in treno in pochissimo tempo e da lì è facilissimo esplorare tutti i borghi costieri, da Riomaggiore fino a Monterosso, e l’abbiamo fatto acquistando la Cinque Terre Card. Noi abbiamo scelto di fermarci a Levanto prima di ripartire: è una cittadina più tranquilla rispetto ai borghi più famosi, ma altrettanto incantevole. Ha una lunga spiaggia, perfetta per fare un bagno o rilassarsi dopo giorni di camminate, e un centro storico grazioso, con palazzi colorati e ristoranti dove gustare trofie al pesto e acciughe fritte.

Spero che questo articolo possa esserti stato d’aiuto.
Buon viaggio!
Liz
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