Oggi voglio raccontarvi di quando io e mia sorella ci siam avventurate per le terre Lucane senza una meta ben precisa.

Avevamo un’auto, qualche giorno a disposizione, due zaini e dinanzi a noi la strada.

Quale idea migliore, se non quella di andare. Andare per campi e valli, per colori tenui e le loro sfumature, per terre brulle e a tratti coltivate, per masserie abbandonate e per borghi quasi sconosciuti. La Lucania ci ha da sempre affascinate, con le leggende mistiche che le aleggiano intorno, con le sue strambe feste di paese, con i piccoli borghi gremiti di misteri. Carlo Levi ne raccontava così tanto, e tra quelle righe abbiamo scoperto la magia.

Seguendo il travel blog di Ale e Kiki, che allora si trovavano on the road in giro per la Basilicata, mi ero imbattuta nel loro racconto per i vicoli di Tursi che mi aveva parecchio incuriosita. E proprio grazie a loro ho scoperto un luogo incantato, ma soprattutto frutto di un’idea assolutamente fuori dal comune e mai visto prima. Tursi ha già di per sè un’anima magica: passeggiare per i saliscendi della Rabatana, il borgo antico, alla sera, ha quel fascino che si mescola ad una velata malinconia.

La pietra degli edifici e delle viuzze fa da padrona in questo borgo seicentesco dove, se chiudete gli occhi, potete immaginare ancora gli asini andar su e giù per le strade carichi di viveri e mercanzie di ogni genere. Se poi la si ammira al tramonto, con lo sguardo rivolto verso la Rabatana arrancata sui Calanchi che sprofondano in valle, con il cielo che pian piano s’oscura lasciando il posto alle luci dei lampioni, allora diventa davvero pura poesia da vivere. E noi abbiam vissuto tutto questo soggiornando in un posto speciale.

Ale e Kiki ci hanno fatto scoprire un’altra dimensione: quella di Martine, nell’Orangery Luxury Retreat di Tursi, dove si può dormire letteralmente SOTTO LE STELLE.

Vi racconto quei giorni.

Chiacchierando con Martine ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
Tra i vicoli della Rabatana ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.

Martine è una dolcissima signora di origine inglese, dal sorriso grande grande. Dieci anni fa, dopo anni di lavoro nella sua Inghilterra, ha deciso di cambiar vita. Ha scoperto la Basilicata, ha scoperto Tursi, ha scoperto lo stile di vita lento del borgo, la sua magia, le sue leggende, l’aria pulita e fresca che si respira tra le colline.

Sedute al tavolino, insieme parlavamo di come la routine, la frenesia, il rumore e l’aria cupa e grigia della vita di città siano deleteri per l’anima dell’uomo, che cerca costantemente la natura, il silenzio, la quiete, la serenità, le cose semplici. E Martine, qui a Tursi ha trovato proprio il suo posto nel Mondo.

Non conosceva l’italiano, non aveva un lavoro qui in Italia, ma innamoratasene pazzamente ha lasciato tutto quel grigiore e si è trasferita a Tursi, ripartendo completamente da zero. Adesso il suo Mondo è fatto proprio di quello che stava cercando, nella quiete del borgo si dedica alle piccole cose, ai suoi hobby, all’ospitalità nelle case che arreda con gusto e rimette a nuovo. E a partorire nuove idee.

Come la stanza senza soffitto dove abbiamo dormito io e mia sorella.

Il cielo in una stanza ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
Il tramonto su Tursi ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
A Tursi, con il cielo in una stanza.

Varchiamo una porta turchese che ci accoglie caldamente tra arredi colorati e oggetti insoliti. “Volevo rendere l’idea di una riad Marocchina”, dice Martine.

Ci guardiamo intorno: un letto dalle geometrie strane; una finestra molto grande con affaccio sui Calanchi; un alberello di ulivo accanto ad una fontanella che imperterrita continuava a scorrere. Uno specchio dalle forme arabeggianti, una maschera in terracotta quasi grezza; arnesi e vasi tipicamente della terra d’origine. Sulle pareti, candele, lanterne, lucine. E il tetto, non c’è. Avete letto bene: non c’è! L’idea di Martine era quella di poter ospitare i viaggiatori facendoli dormire su un letto con una coperta di stelle a far da soffitto.

Non è un’idea geniale?

Scopriamo il resto della casa, un’oasi in pietra arredata finemente, uno stile a tratti rustico, a tratti shabby, a tratti antico: stavamo impazzendo, è una casa piena di cose bellissime da qualsiasi angolazione la si guardi! Salutiamo Martine, ci godiamo il tramonto, il panorama sulla valle e sul Convento di San Francesco d’Assisi immerso nella natura. La luce si fa fioca, il cielo si oscura, ceniamo e ci prepariamo alla notte insolita.

L’aria è fresca, nonostante fosse piena estate. Sdraiate sul letto a pancia in su ci godiamo lo spettacolo. Il cielo è così terso che le stelle si vedono benissimo. Distinguiamo la costellazione del carro, lo Zenit, e a tratti qualche satellite itinerante che svanisce nell’oscurità. Ascoltiamo i suoni della natura intorno a noi, il silenzio, la quiete, senza accorgercene ci addormentiamo dolcemente per risvegliarci poi, all’alba.

Nella notte, ad intervalli regolari apro gli occhi, un campanile suona in lontananza. L’indomani, una buona colazione preparata da Martine (del pane fresco e croccante, marmellate fatte in casa e burro, latte e caffè), ancora due chiacchiere e ci avventuriamo alla scoperta di Tursi.

Gli interni dell’Orangery Retreat ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
Gli interni dell’Orangery Retreat ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
Il cielo su di noi ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
A colazione ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.

Se volete provare quest’esperienza fuori dal comune, trovate più informazioni sul sito web dell’Orangery Luxury Retreat. La nostra magica stanza si chiamava The Mandarine.

Cosa vedere a Tursi.

Tra le vie di Tursi si respira l’aria di un borgo millenario arroccato sui declivi di rocce arenarie, i Calanchi, che abbracciano la vallata compresa tra il fiume Agri e il fiume Sinni. La parte più suggestiva di Tursi è sicuramente la Rabatana, o quartiere arabo. Questa strana parola deriva dall’arabo, Rabat difatti significa borgo, e a Tursi sta ad indicare proprio il borgo antico che secoli fa era il fulcro centrale della città.

La Rabatana, oggi, costituisce la parte alta della città ed è circondata da valli e burroni che Albino Pierro, il poeta che qui visse e di cui tanto ne scriveva, chiamava Jaramme. Un quartiere silenziosissimo, a tratti inquietante soprattutto alla sera, ma così meraviglioso. Un luogo di pace. Un miscuglio di dominazioni ne hanno lasciato le testimonianze, dai Goti, ai Saraceni, ai Bizantini. Lo si vede dalle architetture, dalla conformazione delle strade (non praticabili in auto!), dalle abitazioni.

Della Rabatana ne ho amato l’anima timida, la sua velata malinconia. Ne ho ammirato la Chiesa di Santa Maria Maggiore, il suo portale rinascimentale, le opere d’arte al suo interno, la sua cripta. La Petrizze è la ripidissima gradinata che collega la parte bassa di Tursi, più moderna e contemporanea, alla scenica Rabatana, sulla collina. Si estende per circa 200 metri di lunghezza ed è costituita da una ripida stradella che poggia su un costone di timpa. Anche di questa ne scriveva Pierro:

Cchi ci arrivè a la Ravatèna si nghiànete ‘a pitrizza ca pàrete na schèa appuntillèta a na timpa sciullèta – (Per arrivare alla Rabatana si attraversa un pietrame che sembra una scala puntellata su una parete in crollo).

A Petrizze ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.
Scorci in Rabatana ~ A Tursi, con il cielo in una stanza.

Gironzolando per le stradine di Tursi abbiamo scovato il Parco Letterario Albino Pierro, ambientato nella sua casa natale, che comprende anche una mostra di dipinti lucani che molti artisti hanno realizzato rifacendosi alle sue poesie che tanto adulavano Tursi.

In Piazza Maria Santissima di Anglona, oltre alla visita alla Cattedrale, abbiamo visto i resti del Castello Gotico, abitato circa fino al sedicesimo secolo: anfore, tombe, monete, scheletri.

Si pensa inoltre, che un tempo il Castello fosse collegato alla Cattedrale tramite un percorso sotterraneo che consentiva ai signori del tempo di raggiungere comodamente la chiesa dalla loro dimora. Prima di andar via da Tursi ci siam fermate, su consiglio di Martine, per una visita al Santuario di Maria Santissima di Anglona, sito ad una decina di chilometri ad est del paese, meta di frequenti pellegrinaggi da parte del popolo lucano e che è diventato monumento nazionale dal 1931.

A Tursi, con il cielo in una stanza.

Sazie, fiere e felici, carichiamo gli zaini e le macchine fotografiche in auto e ritorniamo “Sulla Strada”. Grazie, Tursi. Grazie, Martine.

Annalisa.

[ Ringrazio ancora una volta Ale e Kiki per averci deliziate di questa scoperta, e Enza Diamante per le foto della Rabatana! ]

1 Comment

  1. Sai che non abbiamo mai visitato la Basilicata ancora??
    E’ incredibile ma è vero!!!
    Mi hanno molto ispirata le tue foto … luoghi caldi e suggestivi, davvero tutti da scoprire!
    Prima o poi dovremmo deciderci e andare a fare un bel on the road!

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