Se cancellassimo la Transilvania, la gente romena sarebbe simile a una ruota cui mancassero i raggi e l’asse di mezzo, restando solamente il cerchio. Che senso avrebbe una simile figura?

Cito le parole di Simion Mehedinti, geografo e scrittore romeno, per l’incipit di questo mio post. Un po’ per darvi l’idea di quello che la Transilvania costituisce per gli abitanti della Romania, un po’ per farvi comprendere l’importanza che ho attribuito a questa fetta di territorio durante il mio viaggio on the road in auto. La Romania mi ha stupita, nel senso buono. Il pregiudizio umano non ha contaminato le mie aspettative e, piuttosto, son tornata così soddisfatta che consiglio la Transilvania a chiunque voglia trascorrere delle giornate economy e fare un tour in una terra quasi incontaminata dal turismo di massa. Oltre alla Transilvania, la Romania è ricca di altri luoghi affascinanti che son stati dichiarati Patrimonio dell’umanità UNESCO.

Per il nostro tour, abbiamo preferito noleggiare un’auto con GoldCar perché oltre ad essere molto economica grazie ai prezzi vantaggiosi di questa piattaforma, l’abbiamo ritenuta il mezzo più opportuno per evitare le perdite di tempo tra gli spostamenti, soprattutto perchè la Transilvania è ricca di scorci meravigliosi: viaggiare con un qualsiasi mezzo pubblico non avrebbe dato l’opportunità di fermarci a goderne per quanto avremmo desiderato. Nel mio on the road in Scozia, ad esempio, ho viaggiato tra Edimburgo, Glasgow e le Highlands con autobus e treni, e me ne sono pentita amaramente perché ho perso tempo tra attese e coincidenze, non potevo fermarmi quando desideravo ed ho pagato la stessa cifra di un noleggio auto.

Siamo atterrati a Cluj Napoca da dove abbiamo ritirato l’auto e siamo ripartiti da Bucharest, dove l’abbiamo riconsegnata. Ecco l’itinerario che abbiamo seguito.

1^ tappa:

Cluj Napoca.

Il Teatro Grande.
La chiesa ortodossa.

Riservata, silenziosa, gentile. Queste le prime impressioni mentre l’auto scivola tra l’asfalto scuro di una città ricca di colore e storia. Arriviamo in tarda mattinata, una lieve pioggia bagna i vetri dell’auto dando l’impressione di vedere attraverso il dipinto ancora fresco di un nostalgico artista.  Le mura austere della chiesa di San Michele si stagliano alte verso il cielo rumeno di un ottobre ancora clemente. Al suo interno le nostre sensazioni vengono confermate dalle maestose arcate gotiche che, come venature nell’aria, sorreggono l’alta navata centrale. La debole luce esterna viene filtrata dalle mille tonalità che le vetrate irradiano nello spazio circostante, l’atmosfera sacra e il silenzio si mescolano al profumo d’incenso. Una giravolta su Piata Unirii, e passeggiando per il Bulevardul Eroilor ci sentiamo coinvolti nel grande e caotico marasma di gente che va e viene, negozietti vintage, locali di ristoro tipici ed edifici colorati tra cui riconosciamo la statua della Lupa Romana. Arrivando a Piata Avram Iancum ci sorprendono le linee decise e contrastanti della Cattedrale Ortodossa, ci troviamo proprio nella celebrazione del rito religioso e subito è gioia confonderci nel popolo. Antistante, il Teatro Nazionale sfoggia il suo vivace giallo in architetture perfette. Poco lontano dal centro, ci abbandoniamo ad una passeggiata in serenità nel grande parco della città: un polmone verde, con un laghetto, che conta circa 180 anni di storia. I tetti spioventi delle abitazioni sono cromaticamente in armonia con i colori ottobrini. Stanchi, riposiamo per ripartire alla volta di Sighisoara.

2^ tappa:

Sighisoara.

Di questo bucolico paesotto ne ho già parlato in un post dedicato: l’ho definita “una cittadella dall’animo medievale ancora intatto, contornato dai folti boschi dei Monti Carpazi”. Tra le antiche mura, le botteghe degli artigiani, i bastioni, i portoni ad arco e le abitazioni decadenti, sembra di rivivere l’atmosfera del XVI secolo. Non a caso, il centro storico di Sighisoara rientra nel Patrimonio dell’Umanità UNESCO, per il suo perfetto stato di conservazione. Più di 160 abitazioni risalgono a 300 anni fa, indicate con la targhetta “Monumento Storico” sulla loro facciata. Colore è la parola chiave: le facciate degli edifici, vasi in fiore, merletti, souvenir in punto croce, strane insegne dei locali e degli hotel, graziosi caffè pronti ad accogliervi per un papanasi. A Sighisoara vi è la casa natale del Principe Vlad Tepes l’Impalatore, il leggendario personaggio che ispirò Bram Stoker nella creazione del romanzo del Conte Dracula: oggi, parte della casa è divenuta un ristorante. Dopo Sighisoara partiamo per Brasov, ottimo punto di partenza per poter visitare i castelli più famosi di Transilvania. In una una piovosa giornata ottobrina, il freddo era pungente e non ce la siamo goduti per bene purtroppo. Abbiamo ammirato l’imponente e gotica Chiesa Nera , una delle più maestose dell’Europa Sud Orientale, poco distante da Piazza Sfatului, la piazza principale che raccoglie mille attività, ove la vita scorre frenetica. L’ex Palazzo del Consiglio ospita il Museo della Storia di Brasov. Abbiamo esplorato i vicoli laterali, è sorseggiando una bevanda calda ridevamo guardando la scritta hollywoodiana incastonata tra i boschi della montagna, quasi in vetta, la si vede da tutta la città, a caratteri cubitali e con orgoglio: BRASOV (è visitabile in teleferica, ma noi, data la pioggia e le nubi, l’abbiamo omessa).

3^ tappa:

Castello di Bran, Sinaia e Castello di Peles.

Castello di Bran.
Dalla terrazza del Castello di Bran.

Dopo Brasov ci siam diretti al Castello di Bran, che svetta in cima alla collina e si fa ammirare da lontano. In molti attribuiscono questo iconico castello alla dimora del Conte Dracula, ma in pochi sanno che il vero castello cade (quasi) a pezzi e si trova in Valacchia, a Poienari. Si fa confusione perché a Bran è stato ambientato il romanzo di Bram Stoker. Superata una nauseante zona souvenir, ci accingiamo ad entrare nel Castello (la sua visita costa 7 euro circa): trascorriamo circa un paio d’ore tra regali sale abbigliate a funzioni reali, stretti passaggi tra le torri, un “museo” con la storia del Conte Dracula, abiti ben conservati, ed una terrazza con veduta sulla foresta e sulla strada circostante.

Raggiungiamo Sinaia, cittadina graziosa e versatile per le sue attività sciistiche invernali e naturalistiche in estate e nelle stagioni intermedie, posta ai piedi dei monti Bucegi. Bancarelle di souvenir, vetrine e ristoranti adornano la città. Passeggiamo verso il Castello, superiamo un monastero architettonicamente molto bello, un’ultima salita ed eccolo lì, davanti a noi, mostrarsi in tutto il suo splendore neorinascimentale: il Castello di Peles è uno dei Castelli più belli che abbia mai visto. Sembra di vivere una favola. Non si possono fotografare gli interni, purtroppo, vi avrei mostrato i suoi saloni grandi e le sue soffitte intagliate perfettamente. Stanchi, riposiamo.

Castello di Peles.

4^ tappa:

Bucharest.

La capitale rumena urla la volontà di rinascita. Sembra un cantiere a cielo aperto con continui lavori in corso che qualche mente sta cercando di trascinare al pari passo delle altre capitali europee. È un’anima sospesa tra passato e presente. Si alternano vicoli decadenti del centro storico a palazzoni high tech rivestiti da grandissimi schermi che passano pubblicità persistente: è il simbolo della belle époque strappata via dal regime comunista di Ceausescu, che dopo la sua caduta ha lasciato Bucharest in continuo stato di subbuglio, sia politico che sociale. Oggi Bucharest cerca di evolversi e di migliorarsi culturalmente e politicamente aprendosi al turismo e alle frontiere tecnologiche. La Old Town, chiamata Lipscani, è stata ricostruita circa dieci anni fa ed è la zona che più attrae i viaggiatori. Abbiamo a lungo passeggiato per Bucharest, dal Palazzo del Parlamento alla Little Paris, dai bucolici Giardini Cismigiu alla stessa Lipscani che nasconde angoli di Street art superbi, per gli amatori. E tra passato e presente, decadenza ed evoluzione, prima di lasciare l’auto in aeroporto ci siam concessi un attimo di tregua alle modernissime ed occidentalissime terme, salutando la Transilvania e Bucharest nel migliore dei modi.

Terme.

E tu lettore, sei mai stato in Transilvania? Come l’hai trovata? Che giro hai fatto e con quale mezzo hai viaggiato? Se non ci sei mai stato e hai un viaggio in programma in questa terra, e necessiti di informazioni, non esitare a scrivermi.

Annalisa

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