Una delle destinazioni più eccentriche e stravaganti della Thailandia si trova sicuramente nel suo versante settentrionale, a qualche chilometro dalla cittadina di Chiang Rai. Vi sto parlando del famoso Tempio Bianco, conosciuto anche come White Temple o Wat Rong Khun, UNO DEI PIU’ STRANI, MA BELLISSIMI LUOGHI NEL MONDO CHE ABBIA MAI VISITATO.

A differenza degli altri templi thailandesi, che vantano secoli di storia, i lavori del Wat Rong Khun sono iniziati nel 1997 e mai portati a termine, a causa del terremoto che ha colpito la Thailandia nel 2014. L’artefice di questa straordinaria opera è la mente eclettica e sofisticata dell’architetto thailandese Charlemchai Kositpipat, che ha interamente stravolto la struttura del tempio classico, creando un perfetto ibrido tra sacro e profano, tra Inferno e Paradiso, per metà buddhista e per metà induista.

Osservandolo da lontano, il tempio appare sfavillante, bianchissimo, che brilla alla luce del Sole. Il materiale utilizzato è la calce bianca che rappresenta la purezza di Buddha, frammista a tanti piccoli frammenti di specchio distribuiti su tutta la costruzione. Un colpo all’occhio, insomma.

Dettaglio: calce bianca e frammenti di specchio.

E’ avvicinandosi al tempio che ci si perde nei particolari della mente perversa di Kositpipat: attraversando il ponte che conduce all’interno del Wat, frapposta da laghetti in cui nuotano carpe enormi che è impossibile non notare, vi è una scultura che rappresenta le braccia tese da terra verso il cielo. Esse simboleggiano la sofferenza, la morte, l’Inferno, i sette peccati capitali, e, dunque, la richiesta di aiuto.

E’ proprio per questo che, una volta intrapreso il cammino sul ponte, non si può tornare indietro: si tratta di un cammino lento e a senso unico. Molti turisti vengono ripresi severamente dai guardiani quando, per una qualsiasi ragione, essi retrocedono dall’ingresso del Wat dirigendosi verso il ponte, gridando “DON’T COME BACK TO THE HELL”. Significherebbe tornare all’inferno, ad aiutare le anime in pena.

Il ponte difatti rappresenta il ciclo della rinascita, dallo stato di sofferenza al benessere dell’anima.

Una volta entrati nel Wat, si rimane scioccati ed increduli. Le facciate interne del tempio sono tappezzate di personaggi del mondo moderno alquanto strambi e fantasiosi, che rappresentano il Samsara, ossia il regno della rinascita e dell’illusione.

Da Batman a Neo di Matrix. Da Elvis Presley a Superman. Da Hello Kitty a Michael Jackson. Da Avatar a Hellboy. Ad un aereo che si schianta sulle Torri Gemelle.  Peccato non fossero ammesse fotografie.

Insomma un’opera non affatto convenzionale. Curiosa, bislacca e singolare.

Che nella sua bizzarria emana tranquillità e pace.

Si stima che i lavori finiranno nel 2070, e nel frattempo i turisti da ogni parte del mondo prestano il loro contributo economico acquistando alcuni ornamenti particolari con cui poi adornano il tempio. Si tratta di sottili lamine in metallo dove si è soliti scriverci un desiderio; le zone adiacenti al tempio sono gremite di queste lamine appese ai soffitti, alle strutture in pietra e agli alberi, e diventano grande simbolo di speranza e di buon auspicio per il futuro.

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