Riconoscerei la Valle d’Itria, della mia splendida Puglia, anche se non sapessi di trovarmici lì.

I centri storici dipinti di bianco, la veduta immacolata sulla verde valle che s’estende ai piedi dei borghi, i dettagli fioriti delle abitazioni, le architetture insolite, le grigliate di carne, le terrazze affacciate su campi di ulivi e viti, masserie, trulli ed il mare all’orizzonte.

Conosco bene la Valle d’Itria, adoro le architetture bizzarre di Alberobello, la regalità di Martina Franca, la deliziosa grazia di Cisternino, la accogliente Ostuni.

Adoro tutta la cosiddetta “Murgia dei Trulli“.

A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse
A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse

Ma a Locorotondo non c’ero mai stata prima.

E così, in una ventilata domenica di Marzo, l’ho scoperta.

La strada per arrivarci è già suggestiva di suo, è contornata da campagne colme di alberi di ulivo, da masserie e costruzioni rustiche, alcune lussuose altre lasciate a sé, e da pura ed incontaminata natura che sfuma dal verde dei prati al blu del mare. Ad una certa, si sale verso la collina, e non c’è da sorprendersi se s’intravede la famosa Selva di Fasano.

Entro in auto nella città, cerco un parcheggio, lo trovo, lascio l’auto e inizio a passeggiare.

Una terrazza a strapiombo sulla Valle d’Itria mi accoglie generosa, tira un ventaccio e nonostante i capelli in faccia riesco a godere dello splendido panorama che si staglia dinanzi ai miei occhi. Poi, giro l’angolo e mi avventuro nel borgo antico.

A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse
A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse
A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse

Le cromie candide delle mura mi abbracciano, i colori vivaci di fiori, vasi e piccoli dettagli rendono grazioso il tutto.

Mi chiedo perché questo delizioso paesino si chiami Locorotondo, ne ho una vaga idea ma mi informo meglio: dapprima Casale San Giorgio (devoto al suo patrono), poi Casale Rotondo, poi Luogorotondo e, dal 1800 circa, Locorotondo proprio per la sua conformazione ad anelli concentrici.

Altra curiosità che mi lascia stupita è il numero degli abitanti, quindicimila, correlato alle quasi centoquaranta frazioni che conta Locorotondo: avete letto bene, e son distribuite per tutta la Valle d’Itria!

Poi mi incuriosiscono le cummerse, queste tipiche costruzioni geometriche con i tetti appuntiti costituiti dalle chiancarelle (le stesse dei trulli di Alberobello!), delle tegole in pietra. Leggo la loro storia per capirne la funzionalità, e scopro che in antichità la loro forma triangolare serviva a convogliare l’acqua piovana nella cisterna di proprietà della casa.

A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse
A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse
A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse

Passeggio libera, vago senza meta e scopro le tante chiesette che puntellano il borgo, la Chiesa di San Rocco, la chiesa di Maria Addolorata e la basilica minore dei Santi Cosma e Damiano. E poi la Chiesa Madre di San Giorgio, del XVIII secolo, con la facciata neoclassica: mi avventuro al suo interno, è molto molto bella. E poi il signorile Palazzo Morelli.

E ancora vago e penso che questa splendida e curata cittadina, da un po’ di tempo ospita annualmente il rinomato Locus Festival, un evento di fama nazionale molto all’avanguardia che vede protagonisti grandi nomi della musica internazionale: in passato vi hanno partecipato Nina Zilli, Sergio Cammariere, Kings of Convenience, Battiato, Niccolò Fabi, Aloe Blacc e tanti altri. Un’occasione per far conoscere questa perla di Puglia ai viaggiatori italiani e non, in cerca del bello.

A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse
A Locorotondo, tra candidi vicoli e antiche cummerse

Dopo una lunga passeggiata mi concedo un aperitivo in un bar:

sono sazia di bellezza, posso andar via.

Annalisa

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