Durante il nostro viaggio tra Siviglia e Cadice,

non ci siamo fatti mancare uno spettacolo di Flamenco: è proprio in terra andalusa che quest’arte ha origine, alla fine del Settecento, come esigenza disperata dei gitani di liberare gioie e dolori con il movimento del corpo, unendo la danza a musica e canto.

E così da quell’epoca, i bailaoras e le bailaores non fanno che sedurre i viaggiatori alla scoperta delle terre andaluse, regalando emozioni sui generis.

Avevo già assistito ad uno spettacolo di Flamenco a Madrid, vi avevo già raccontato di quanto mi sia commossa ed emozionata, di quanto uno strano miscuglio di emozioni confuse mi travolgeva, malinconia e adrenalina bollivano nel sangue come un fiume in piena. Non riuscivo a staccar gli occhi di dosso a quei corpi che impetuosi si lasciavano trascinare dalla musica, a quei volti crudi, sofferenti e rabbiosi, a quei piedi che con vemenza violentavano il pavimento. Come a volersi sfogare per ripulirsi. Come un flusso di coscienza che abbraccia anima e corpo.

Da tempo ormai il Flamenco si è diffuso oltre l’arabeggiante terra d’Andalusia ed è arrivato oltremare, in Europa si sono diffuse le scuole e quest’arte è diventata senza confini.

Il flamenco: storia, origini e curiosità

Ma proviamo a ritornare agli albori: com’è nato il flamenco?

E’ importante far luce sulla parola “gitano”.

Il flamenco nasce proprio dai popoli gitani, ossia i popoli nomadi di una regione Pakistana che, esiliati in seguito a conflitti interni, migravano attraverso il Medio Oriente ed il Mediterraneo in cerca di una fissa dimora. Dapprima l’Egitto, poi la Slovacchia, i Balcani, l’Italia, la Francia ed infine la Spagna, terra che li ha accolti caldamente, più precisamente nella regione dell’Andalusia, dove han trovato le condizioni ideali per integrarsi seppur mantenendo i loro caratteri “tribali”.

Un popolo estremamente esposto a persecuzione ed emarginazione. Da qui la forte e sentita esigenza di sfogarsi, liberarsi di rabbia, dolore e sofferenze unitamente all’elogio continuo della vita. E quale maniera più naturale di farlo se non attraverso ballo, canto e musica!

La parola Flamenco deriva da felag e mengu: contadino errante. La fine del Settecento è cruciale per quest’arte: tra Jerez de la Frontera, Cadice ed il quartiere Triana di Siviglia la musica flamenca si diffonde diventando quasi virale, evolvendosi e facendosi conoscere nei cafè spagnoli e, con il passare dei secoli, in Europa.

Ad oggi, esistono addirittura le Peñas Flamencas : un circolo di appassionati di flamenco dove si parla, ci si scambia idee e pareri, si assiste a spettacoli, si organizzano eventi e viaggi studio, al fine di preservare il canto, la danza e la musica flamenca in tutta la sua autenticità.

Il flamenco: storia, origini e curiosità

[Forse può interessarti anche: Cadice, cosa vedere in poco tempo]

Il flamenco: storia, origini e curiosità

Com’è strutturato il Flamenco?

Il flamenco ha una struttura di tre o quattro elementi. Ciascuno di questi può funzionare individualmente o a coppia: cante (canto), baile (ballo), toque (suonare la chitarra) e spesso vi è anche lo jaleo (accompagnamento ritmico).

Il flamenco inoltre ha diverse forme, di cui lo jondo è la più originale, ossia il flamenco profondo, fatto di emozioni pure e che traspare sofferenza e dolore. Il chico è il flamenco leggero, più allegro ed ottimistico. L’intermedio è una via di mezzo tra i due.

I cantanti del flamenco sono chiamati cantaores. Il canto ha diversi stili, tutti legati allo stato d’animo nudo e crudo di chi lo sta praticando. Le tematiche principali affrontate dal canto del flamenco sono la morte, l’amore infelice, la pazzia, le difficili condizioni di vita. Non a caso i gitani erano un popolo perseguitato, nomade e senza fisse certezze, dunque non ci si meraviglia nel trovare queste tematiche tristi nella loro pratica. Alcuni cantanti rinomati del flamenco sono Camaron de la Isla, Manuel Torre, Manolo Caracol.

Il flamenco: storia, origini e curiosità
Il flamenco: storia, origini e curiosità

Il toque, ossia l’accompagnamento con la chitarra, si è diffuso solo nell’ultimo decennio. A differenza della chitarra normale, la chitarra flamenca ha una posa bassa delle corde sopra la cordiera e la tavola risonante dove viene posta una golpeador, ossia una foglia in plastica che attutisce i colpi che vengono dati dalla mano destra. Anche il suono della chitarra flamenca differisce dalla chitarra classica, in quanto il tono è più risonante. Un noto nome legato alla chitarra flamenca è Paco de Lucia, che ha legato il flamenco ad alcuni elementi jazz.

L’accompagnamento ritmico, detto jaleo, è costituito soprattutto dal battimano. Il più delle volte l’interprete viene incitato da alcune parole tipiche del flamenco: olè!, vamos!, arsa!

Il baile è l’elemento che emoziona più di tutti: il ballerino è chiamato bailaor, la ballerina bailaora. Anche il ballo, come il canto, si differenzia per l’umore e per le emozioni che si vogliono trasmettere. Al movimento del tronco, delle mani, delle spalle, viene accompagnato lo zapateado, ossia il calpestare con vemenza il pavimento. Alcuni ballerini e ballerine utilizzano anche strumenti musicali come le nacchere. Ballerine molto famose sono Merche Esmeralda, Lola Flores e Manuela Carrasco.

Annalisa

 

Lascia un commento

Inserisci il codice di verifica: *

Inline
Inline