Un po’ come ritornare indietro nel tempo, a passeggiare tra antiche mura fortificate e tra i palazzi in pietra bianca Leccese; un po’ come respirarne il Rinascimento, la storia, un po’ come sentirsi piccoli piccoli oltrepassando il sontuoso arco d’ingresso al borgo antico e ammirare quanto tutto sia rimasto indenne dall’inesorabile avvicendarsi dei secoli e delle guerre: queste le nostre impressioni visitando Acaya, un borgo Seicentesco alle porte di Lecce, che abbiamo scoperto per caso durante un week-end sulla costa Salentina. Il borgo fa parte del comune di Vernole.

Appena superata la Porta del borgo antico, Porta Sant’Oronzo, un silenzio quasi solenne ci ha destati di meraviglia e incanto. La pietra bianca leccese fa la sua scenica figura, ci guardiamo attorno e sembra di esser per metà in un paese fantasma mai abbandonato, per metà in un set cinematografico perfetto, pronto per il Ciak si gira.

Acaya, la bolla atemporale Salentina.
Acaya, la bolla atemporale Salentina.

Nella Piazza del Castello ci fermiamo a parlare con una signora che, gentile, ci racconta un po’di storia di questo luogo. Acaya era un borgo Medievale anticamente chiamato Segine, poi divenuto feudo della famiglia Acaya per ben tre secoli, che ne costruì la cinta muraria, il castello, baluardi e bastioni ed il fossato che li circoscrive. Mentre la signora ci racconta, guardiamo con ammirazione il cordone di pietra ed i due grandi torrioni del Castello coronati con gli archi. E’ tutto così paradossalmente intatto e ben conservato, fermo a cinque secoli fa. Nonostante gli attacchi e l’insediamento dei Saraceni nel Settecento, che lo devastarono, ma non lo distrussero.

Salutiamo la signora e ci avventuriamo per le strade del borgo. Il silenzio regna sovrano, tant’è che per scambiarci impressioni ci vien da parlare sottovoce per non disturbare la quiete del luogo; notiamo che il centro storico è urbanisticamente organizzato diversamente rispetto ai classici centri storici italiani: anziché conformarsi a gomitolo, si sviluppa per stradine rette, parallele e perpendicolari. Perché? Ne scopriamo subito il motivo, prettamente di strategia militare: In quegli anni i turchi prendevano d’assalto le coste Pugliesi. Carlo V cercò di realizzare una struttura difensiva più efficace per combatterli in caso di attacco.

Acaya, la bolla atemporale Salentina.

Tutta la cittadella è perimetralmente protetta da mura rettangolare con tre baluardi, con il camminamento di ronda per le guardie ed il fossato sottostante. Ci fermiamo nella piazzetta centrale del paese per fumare una sigaretta, ci sediamo al cospetto dell’antica torre dell’orologio, e scambiamo due chiacchiere con un’altra signora che ci racconta della situazione attuale di Acaya. Poco meno di cinquecento abitanti. Molti giovani son dovuti andar via dal borgo per studio o per lavoro, o perché comunque i piani regolatori per l’edilizia erano bloccati e nessun giovane era stimolato o motivato ad acquistare un immobile per potersi poi qui costruire un futuro. Adesso a quanto pare la situazione si è sbloccata, ma a mio avviso qualsiasi ragazzo che da qui è andato via, avrà sempre nostalgia di questo posto incantato e avrà sempre voglia di ritornarci. Sembra di vivere in una bolla atemporale. A dodici chilometri da Lecce, e a sette dal mare.

Il tempo degli ultimi saluti e andiamo via, ancora incuriositi dal silenzio e dalle mura illese dal tempo.

Arrivederci, Acaya. “Scriveremo di te”.

Annalisa e Marcello.

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