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giugno 2019

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Palermo è un cubo di Rubik. Un rompicapo da cui non riesci ad uscirtene. Un mosaico confuso, di cui ogni tessera ha la sua forma, cromìa, epoca. Palermo è il racconto silente di dominazioni e guerre, stragi e conquiste, bellezza e degrado, è il mostrare con fierezza ferite ancora non risanate, mescolate a cicatrici grandi quanto secoli di storia. Non dimenticherò i minuti passati ad ammirarne la mirabolante Cattedrale, nella magica mescolanza di architetture e stili; o le mie Converse che scivolavano sul pavimento bagnato di Ballarò, tra mercanzie esposte in ogni dove e motorini che sfrecciavano nervosi come mosche; lo scorcio che mi si apriva da Via Maqueda sul Teatro Massimo; i garage numerati di Capo che smerciavano cianfrusaglie all’odore di umido e di cantine; quella sensazione di quando ai Quattro Canti mi sentivo inglobata e protetta nel viavai di gente; il soffitto del Politeama; i palazzi decadenti e…

Francoforte, a me, proprio non è piaciuta. Un volo low cost a quindici euro, la mia voglia matta di esplorare anche il più remoto angolo di questo mondo, lo zaino sempre sporco ma pronto, e via: son partita tre giorni alla scoperta della città tedesca che per antonomasia è il perno su cui gira l’economia sia della Germania che d’Europa. Sono partita per Francoforte, la quinta città più grande della Germania dopo Berlino, Amburgo, Monaco di Baviera e Colonia. Le fotografie che ho guardato prima della partenza e gli articoli di viaggio che ho letto però, non mi hanno molto ispirata: sarà che non amo particolarmente i grattacieli, i palazzoni ed il grigiume architettonico moderno, anche se corredato da una buona dose di parchi e di verde. Ma son partita ugualmente: perchè sono dell’idea che anche nel più grigio e disinteressante luogo del mondo, si può trovar qualcosa di bello…

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